L’Inner Wheel Club di Sansepolcro ha organizzato un Torneo di Burraco per fundraising. Il ricavato sarà in parte destinato alle attività dei Centri/Servizi Antiviolenza

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L’iniziativa dell’Inner Wheel Club di Sansepolcro di organizzare un Torneo di Burraco per la raccolta di fondi da destinare in parte ai Centri/Servizi Antiviolenza è stata accolta con grande entusiasmo da numerosi appassionati del gioco della Valtiberina.

Sono ben ventiquattro le coppie che, in possesso di una delle certificazioni verdi COVID-19, domenica 31 ottobre si sono affrontate in un clima davvero familiare ai tavoli allestiti presso la sala dell’Oratorio “Pompeo Ghezzi” di Sansepolcro, gentilmente messa a disposizione dal direttore Don Severe Boukaka.

A metà torneo ha avuto luogo lo snack break, con un ricco buffet a base di “dolci e salati”, allestito e servito dalle socie innerine nel pieno rispetto delle misure anti Covid-19.

Al termine, sono stati comunicati i nominativi delle coppie vincitrici e consegnati i premi. Con grande e piacevole sorpresa hanno ricevuto omaggi anche le coppie piazzatesi fino all’undicesimo posto.

La Presidente dall’Inter Wheel Club di Sansepolcro, Teresa La Monica Rotilio, ha espresso tutta la sua soddisfazione per la buona riuscita dell’evento e ha ringraziato tutti gli intervenuti per la sensibilità dimostrata nei confronti dell’iniziativa: “Piacevole pomeriggio, torneo combattuto ma sempre all’insegna dell’amicizia e della solidarietà.”

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Città di Castello, nasce il museo del tartufo: 200 pezzi per raccontare la storia dei “cavatori”

Saverio Bianconi, 72 anni, ha raccolto vanghini, bilance, libri antichi e curiosità legate alla cerca. Alcuni reperti saranno esposti al Salone Nazionale del Tartufo Bianco Pregiato CITTÀ DI CASTELLO – C'è il primo vanghino con cui ha iniziato a cercare tartufi, quando ancora la ricerca si poteva fare anche con il maiale. Ci sono vecchie bilance, bisacce, attrezzi ormai introvabili, libri ingialliti e persino oggetti recuperati casualmente nei boschi. Tutto raccolto in una stanza che, con il tempo, è diventata qualcosa di più di una semplice collezione privata: un piccolo museo dedicato al mondo del tartufo e alla storia dei suoi cavatori. A metterlo insieme è stato Saverio Bianconi, 72 anni, una vita legata al prezioso tubero e alla cultura della cerca. A Città di Castello, territorio dove la tradizione del tartufo è profondamente radicata, Bianconi ha trasformato una passione in uno spazio capace di raccontare un mestiere, le sue tecniche e soprattutto le tante storie che gli ruotano attorno. Sono oltre 200 i pezzi raccolti nella sala della sua residenza e del laboratorio. Un percorso didattico nel quale trovano posto le diverse varietà di tartufo, le informazioni sui territori di crescita e gli strumenti utilizzati dai cavatori nel corso degli anni. Il museo è nato quasi per caso. Tutto è partito dal ritrovamento di una pagina dedicata al tartufo all'interno di un erbario cinquecentesco del Mattioli. Da quel momento l'idea ha iniziato a prendere forma e quella che era una piccola stanza dell'azienda si è progressivamente riempita di oggetti, testi e testimonianze. «C'è il mio primo vanghino – racconta Bianconi con orgoglio – quando ho iniziato e la ricerca si poteva fare sia con il cane che con il maiale». Tra gli oggetti più curiosi c'è anche quella che Bianconi considera una vera e propria affettatrice da primato, acquistata anni fa in un mercatino a Sansepolcro. E poi i ritrovamenti più insoliti: un tartufo cresciuto dentro una chiocciolina, un altro sviluppatosi all'interno di un ramo secco e persino un paio di occhialini riemersi dal terreno durante uno scavo nella zona di Lama, dove nel 1944 era precipitato un aereo tedesco. Non mancano i documenti. Tra i testi custoditi nella collezione c'è anche la prima monografia sul tartufo di Vittadini. Pagine che raccontano quanto sia lunga la storia del rapporto tra l'uomo e questo particolare frutto del bosco. Il piccolo museo nasce quindi anche con l'idea di conservare una memoria che rischierebbe altrimenti di andare perduta. La “cerca e cavatura del tartufo” è diventata patrimonio culturale immateriale dell'umanità dell'Unesco e rappresenta ancora oggi, nell'Alto Tevere, una tradizione vissuta da centinaia di persone. «Ora che sono in pensione, mi dichiaro un pensionato del tartufo – dice Bianconi – e sto riguardando quello che è dentro questo ambiente. Ogni giorno riaffiorano ricordi indelebili legati a questo mondo». Una parte di questa raccolta uscirà ora dalla stanza che l'ha custodita per anni. Alcuni dei pezzi saranno infatti protagonisti della 46ª edizione del Salone Nazionale del Tartufo Bianco Pregiato, in programma a Città di Castello il 31 ottobre e 1° novembre, 7-8 novembre e 14-15 novembre. L'inaugurazione è prevista sabato 31 ottobre alle 16.30, con la presenza del sindaco di Alba Alberto Gatto. Un incontro pensato anche per rafforzare il rapporto tra l'Alta Valle del Tevere e il Piemonte, due territori accomunati dalla cultura della...

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