Chiostro di San Domenico e della ex Chiesa della Carità, il 16 febbraio gara d’appalto

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Il 16 febbraio 2024 la gara d’appalto da 2.520.000 euro per la ristrutturazione e la riqualificazione Chiostro di San Domenico e della ex Chiesa della Carità. Secondi e Carletti: “il primo passo concreto per riaprire le porte del complesso, dove tornerà a pulsare la vita culturale e artistica della comunità nel rispetto degli impegni programmatici presi con i cittadini”.

“Il 16 febbraio 2024 è una data spartiacque nella storia del Chiostro di San Domenico e della ex Chiesa della Carità. In quella giornata nella residenza municipale di Città di Castello verranno aperte le buste con le offerte economiche della gara d’appalto per l’aggiudicazione dei lavori da 2.520.000 euro per la ristrutturazione e la riqualificazione del complesso architettonico nel cuore del centro storico tifernate, finanziati dal PNRR con 2.350.000 euro e dal Comune con 170.000 euro”. E’ l’annuncio con cui il sindaco Luca Secondi e l’assessore ai Lavori Pubblici Riccardo Carletti voltano una pagina importante della storia della città, anticipando quello che sarà “il primo passo concreto, dopo il grandissimo risultato di aver ottenuto il finanziamento con il PNRR dell’intervento, per riaprire le porte dello scrigno che custodisce le tracce un’epoca medievale ricca e controversa, affascinante e anche misteriosa se pensiamo ai ritrovamenti riconducibili ai Templari, dove tornerà a pulsare la vita culturale e artistica della città, dove ci saranno gli spazi per coltivare e mettere in mostra la creatività, il talento e l’ingegno dei nostri concittadini”. La procedura di gara fissata per venerdì 16 febbraio, alle ore 9.30, determinerà la proposta di aggiudicazione dei lavori al responsabile unico del procedimento architetto Benedetta Rossi, a cui farà seguito l’attività di verifica da parte della stazione appaltante dei requisiti dell’impresa selezionata per poter procedere all’affidamento definitivo dell’intervento. “Questo traguardo è un nuovo importante segnale della concretezza con la quale l’amministrazione comunale sta lavorando sui propri obiettivi programmatici, tra i quali la ristrutturazione e la riqualificazione del Chiostro di San Domenico e della ex Chiesa della Carità era uno dei perni del disegno di rigenerazione urbana del centro storico e delle sue funzioni per cui ci siamo impegnati con i cittadini”, spiegano Secondi e Carletti, che ringraziano gli uffici competenti del Comune “per un altro fondamentale obiettivo centrato, frutto di un lavoro professionale eccellente, ma anche della determinazione di tutti ad affrontare la complessità delle procedure del PNRR e raggiungere risultati strategici come questo, che la comunità tifernate attende da tempo”. Il progetto del Comune, realizzato dal raggruppamento temporaneo di professionisti composto dallo Studio Professionale Associato Progest, dall’architetto Valerio Borzacchini, dall’ingegner Valeria Martucci, dall’archeologo Maria Di Iorio e dallo Studio Tecnico Associato GEORES, punta a rendere di nuovo fruibile al pubblico l’intero complesso architettonico, con l’idea di farne un punto di riferimento per eventi culturali, come mostre e conferenze, ma anche un laboratorio per il talento dei giovani delle scuole e la creatività del tessuto culturale della città, che negli spazi dell’immobile potranno coltivare teatro, danza, arti in genere e progetti didattici. Senza snaturare la conformazione architettonica degli spazi di pregio del chiostro di San Domenico e dell’ex Chiesa della Carità, gli ambienti interni saranno adeguati alla normativa impiantistica, museale e per l’abbattimento delle barriere architettoniche con il fine principale della salvaguardia del valore storico e culturale dell’immobile. Lo scopo sarà di favorirne la massima fruizione e metterlo a disposizione della progettualità artistica che emerge dalla comunità tifernate, in un quadrante urbano strategico che racchiude la Pinacoteca comunale, piazza delle Tabacchine e la chiesa di San Domenico. Gli elementi di pregio legati alla presenza delle 32 lunette affrescate dedicate alla Beata Margherita della Metola, di intonaci storici, pitture murarie policrome, elementi in pietra costituiti da colonne del piano terra e del primo piano, cornicioni in pietra, facciate storiche, elementi lignei e metallici, modanature architettoniche, saranno sottoposti a operazioni di restauro conservativo, al fine di recuperare e valorizzare l’immagine autentica del complesso. Tra le testimonianze storiche e artistiche di maggior pregio che saranno valorizzate dall’intervento, spiccano quelle legate alla presenza dell’Ordine dei Cavalieri Templari a Città di Castello prima dell’avvento dei Domenicani, i quali nel XIV secolo trasformarono la Chiesa della Carità in refettorio del convento, coprendo gli affreschi di origine templare con la raffigurazione di un cenacolo ed erigendo l’attuale Chiesa di San Domenico nel lato opposto del chiostro. Le tracce del passato contenute nell’ex Chiesa della Carità torneranno all’antico splendore per essere ammirate e studiate, ma soprattutto valorizzate come uno dei patrimoni artistici e culturali più importanti della storia medievale della città.

Scheda. Il complesso architettonico del Chiostro di San Domenico e della ex Chiesa della Carità costituisce parte di un antichissimo convento già dei Padri Domenicani nel XVII secolo, la cui struttura originaria risale al XII secolo. Recenti restauri (conclusi nel 2009) eseguiti all’interno della ex Chiesa della Carità hanno infatti messo in luce l’origine medievale della chiesa. Gli affreschi rinvenuti (due strati pittorici) hanno evidenziato infatti la presenza di una iconografia già vista in altre importati chiese di origine templare. Quindi è rintracciabile, grazie a questi ritrovamenti, la presenza dell’Ordine dei Cavalieri Templari a Città di Castello prima dell’avvento dei Domenicani. Delle strutture originarie rimangono anche interessanti elementi architettonici, come le due trifore che con la porta trilobata danno luce alla grande Sala Capitolare e gli archetti di origine longobarda posizionati nel sotto gronda del medesimo corpo di fabbrica. L’elegante struttura a doppio ordine del chiostro, con loggiato sostenuto da esili e slanciate colonnine, fu portata a termine negli anni 1662-1667 su impulso di Padre Lorenzo Giustini, famoso e rinomato predicatore che destinò il ricavato delle sue predicazioni, le varie elemosine e le offerte dei fedeli, alla realizzazione di questa pregevole opera. Il religioso volle poi completare il suo intervento con un ciclo pittorico dipinto nelle lunette e dedicato iconograficamente alle storie della Beata Margherita della Metola, terziaria domenicana morta nel 1320, il cui corpo riposa sotto l’altare maggiore della chiesa di San Domenico. Il tifernate Giovan Battista Pacetti, detto lo Sguazzino (1593-dopo il 1667), e l’aretino Salvi Castellucci (1608-1672) tradussero in immagini, nelle 32 lunette, le vicende biografiche della santa e i suoi eventi miracolosi, narrati nei valori della Controriforma e nei modi pittorici della cultura romana. Il Giustini volle apporre accanto ad ogni lunetta una legenda in latino e in volgare, facendovi inoltre raffigurare lo stemma nobiliare delle famiglie di Città di Castello che concorsero alla realizzazione dell’opera. Nel decennio 2009 – 2019 sono stati realizzati alcuni interventi volti alla salvaguardia del complesso architettonico e ad evitare la perdita degli affreschi il cui stato di conservazione appariva più critico. In totale sono presenti 32 lunette affrescate e i primi interventi conservativi risalgono all’anno 2013. In seguito venne inoltre curato il consolidamento degli elementi lapidei più degradati, in particolare il fissaggio di porzioni dei fusti di alcune colonne e dei capitelli, oltre al riposizionamento delle cerchiature in ferro delle colonne del primo e del secondo ordine del chiostro. Nel 2017 è stato eseguito il restauro ed il consolidamento della copertura della ex Chiesa della Carità, parzialmente crollata, e sono stati effettuati i primi lavori di restauro della facciata sud precedentemente inglobata in una struttura in cemento armato degli anni ‘60 di proprietà della Fattoria Autonoma Tabacchi (FAT).

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