Nell’ “Eden di Città di Castello” l’ “Adamo ed Eva” di Moira Lena Tassi

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Un’opera unica, un Adamo ed Eva tra le piante secolari del meraviglioso parco botanico di Villa Montesca, ribattezzato da Moira Lena Tassi come “l’Eden di Città di Castello”.
Qui, tra le maestose piante secolari e l’atmosfera incantata di un parco che sembra sospeso nel tempo, si colloca la rappresentazione di Adamo ed Eva, una creazione che intreccia arte, natura e storia.
Il Parco di Villa Montesca che fu realizzato insieme alla Villa a partire dal 1885 è unico in Umbria per la quantità di piante e per il valore botanico: numerose sono le specie esotiche e mediterranee, introdotte nell’immenso giardino dal barone Leopoldo Franchetti insieme alla moglie Alice Hallgarten in seguito ai loro numerosi viaggi.
La nota artista tifernate che ora vive ed opera a Bologna, ha realizzato questo dipinto intitolandolo “Il Peccato Più Prelibato”: un olio su tela con foglia oro dalle dimensioni 120×100 cm. Ispirandosi al celebre affresco “Adamo ed Eva” di Raffaello Sanzio, custodito nelle stanze vaticane, Tassi ha sostituito il frutto proibito con il ricercatissimo tuber magnatum pico. Spiega l’artista: “Ho scelto di ispirarmi all’affresco di Raffaello per rendere omaggio ad uno dei più grandi artisti di tutti i tempi, profondamente legato al nostro territorio, ma anche per giocare ironicamente con l’iconografia del peccato originale. Al posto del frutto proibito, il tartufo bianco diventa il simbolo del desiderio, del piacere, in una chiave del tutto nuova e legata alle nostre tradizioni” . Per realizzarlo ha scelto due modelli d’eccezione, il figlio Giacomo Gabrielli e la fidanzata Agnese Giorni. “La mia è una rilettura in chiave moderna, in cui Adamo ha il volto di mio figlio Giacomo, mentre Eva ha quello della sua fidanzata Agnese. Sono due bellissimi giovani innamorati di oggi che incarnano l’innocenza e il desiderio, proprio come i protagonisti del mito biblico”, conclude l’artista.
Il tartufo, nell’opera di Tassi è simbolo del proibito e del desiderato, e diventa il filo conduttore tra il mito biblico e la realtà contemporanea. Come Adamo ed Eva, anche oggi siamo attratti da ciò che ci tenta, da ciò che promette un piacere intenso, proprio come l’esperienza sensoriale unica offerta dal tartufo.
L’artista è anche una cercatrice di tartufo e suo nonno, Artemio Smacchia, classe 1900, fu il primo ad essere dichiarato con una targa di premiazione come “Veterano dei tartufai”, quasi mezzo secolo fa: nel corso della ‘Prima Mostra del Tartufo e dei prodotti del bosco’ di Città di Castello, nel 1980. All’interno della famiglia di Moira Lena Tassi, l’arte della “Cerca e Cavatura del Tartufo” è stata tramandata attraverso quattro generazioni. L’ultimo erede di questa antica tradizione è proprio Giacomo, il figlio ventiduenne dell’artista.

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