Il cortometraggio “Conchiglie” Raggiunge Nuovi Traguardi: Première Spagnola a Barcellona

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Il cortometraggio “Conchiglie” diretto da Lavinia Lazzaro e Veronica Neulichedl ha fatto il suo debutto spagnolo al Love & Hope International Film Festival (HIFF) di Barcellona. Le regitrici hanno partecipato a un Q&A con il pubblico, discutendo le sfide della produzione e le scelte creative dietro al film.

Dopo la première italiana alla XVI edizione di CdCinema, nella suggestiva cornice del Cortile di Santa Cecilia a Città di Castello, Conchiglie ha vissuto un nuovo importante traguardo con la première spagnola a Barcellona, il 3 ottobre, all’interno del Love & Hope International Film Festival (HIFF), nella sezione Auteur’s Cut.

Dopo la proiezione, le registe Lavinia Lazzaro e Veronica Neulichedl hanno partecipato ad un Q&A con il pubblico internazionale. “La prima domanda è stata di presentarci e introdurre il progetto”, raccontano. “Poi ci è stato chiesto quale fosse stato il momento più difficile: sicuramente la mancanza di tempo e la color correction. Abbiamo anche condiviso l’aneddoto di una giornata di riprese di cui abbiamo girato un unico take in one shot davanti al Vini.Ca, perché stava per piovere”.

Il direttore del festival ha inoltre chiesto la ragione dietro la scelta del formato 4:3. “Abbiamo voluto dare un’atmosfera più intima al cortometraggio”: spiegano le registe. Una scelta non scontata, ma che restituisce un respiro raccolto alle immagini. 

L’esperienza catalana è stata anche occasione di networking e confronto con altri registi internazionali. “È stato molto interessante assistere ad altri blocchi di proiezione e confrontarci con chi, come noi, cerca di entrare nell’industria cinematografica”.

Le due autrici, che hanno trascorso tre giorni a Barcellona, concludono: “Speriamo di riuscire a portare Conchiglie anche in altri festival, perché possa continuare il suo percorso, sempre in vista di un possibile lungometraggio”.

Breve sinossi

La protagonista, Amelia, una donna segnata da un passato tormentato, decide di far nascere e crescere le sue due figlie Sole e Flora nella quiete della campagna umbra, senza che conoscano l’esistenza della società o di altre forme di vita umana. Tutto rimane perfetto, come predeterminato da Amelia, fino a quando le ragazze non incontrano un contadino, il cosiddetto “Gront” – i mostri ricorrenti nella società da cui Amelia le mette in guardia.

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