Il 2026 si apre nel peggiore dei modi per milioni di italiane e italiani. Una stangata da circa 900 milioni di euro pesa su famiglie e lavoratori attraverso l’aumento delle accise sul gasolio, l’incremento dei costi delle polizze auto accessorie e dei pedaggi autostradali. Piccoli ritocchi, li definisce la destra. Ma sommati rappresentano un colpo secco alle tasche di chi vive di reddito e non di rendita.
Siamo di fronte a un paradosso politico clamoroso. Le accise, per anni demonizzate come simbolo dell’oppressione fiscale, non solo non vengono eliminate, ma vengono rafforzate. A pagare sono ancora una volta lavoratori e pendolari. Non i grandi patrimoni, non le rendite, non gli extraprofitti. E così, per effetto dell’aumento dei costi di trasporto, aumenteranno anche i prezzi dei beni alimentari.
Paradosso nel paradosso: in Umbria le destre raccolgono firme contro l’aumento delle tasse regionali, mentre tacciono sulle scelte del governo Meloni, che restano comunque l’origine di gran parte dei rincari che colpiscono famiglie e lavoratori.
Il racconto ufficiale continua a parlare di sicurezza, identità, nemici esterni. Intanto crescono solo le spese per il riarmo, mentre si chiede “responsabilità” ai cittadini e si evita accuratamente un confronto serio su evasione fiscale, extraprofitti e progressività del sistema tributario.
La destra al governo ha scelto la via più semplice e più ingiusta: fare cassa senza chiamarla tassa. Gli slogan e le chiacchiere della Meloni tali sono rimasti, la realtà continua puntuale a presentare il conto alla pompa di benzina, al casello autostradale, in agenzia assicurativa. Sempre agli stessi.
Rifondazione comunista Alto Tevere – Federazione di Perugia



