Città di Castello: la Festa del Crostino ‘Briaco’ sold out si replica il 17 febbraio

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La tradizione carnevalesca tifernate torna a vivere con due serate all’Hostaria “Accademia”

La tradizionale Festa del’Crostino ‘briaco’ organizzata il giovedì grasso(quest’anno il 12 febbraio) riprendendo la consuetudine riportata in auge anni fa dall’allora Accademia del Cioccolato, ha registrato in poche ore un sold-out eccezionale,al punto che gli organizzatori sono stati costretti a replicare a grande richiesta la serata all’Hostaria “Accademia” con le stesse modalità (cena carnevalesca e musica dal vivo) per il 17 martedì di fine Carnevale.
L’usanza del “crostino ‘briaco” affonda le radici nella più classica tradizione carnevalesca tifernate.
Sin dai secoli passati non esisteva occasione gastronomica, dal convivio più raffinato al più popolare dei banchetti, che nel periodo più spensierato dell’anno non si concludesse con questo peculiare e irripetibile dolciume “home-made”.
Nell’immaginario collettivo locale resta indissolubilmente legato ai Veglioni organizzati dalle società carnevalesche degli antichi rioni (ma non solo) di norma organizzati al teatro comunale che erano caratterizzati dalla cena del ballo a metà nottata, consumata nei palchi e coronata dal crostino ‘briaco che poi restava a disposizione dei convenuti ‘all night long’.
E si trattava di una tipicità assolutamente legata a Città di Castello intesa come acropoli entro la cinta muraria urbica poichè non si avevano riscontri, se non di riflesso, negli altri centri della vallata altotiberina; si registravano, tutt’al più, delle varianti rurali estive durante le feste per la“ Battitura” nelle campagne.
Il crostino ‘briaco può essere pure definito come un dessert ‘democratico e interclassista’ poiché univa dei caratteri “poveri” (pane raffermo, ‘avanzi’dei liquori di casa che spesso sostituivano il codificato rum) all’alkermes che da solo richiama colori e sapori carnevaleschi, sino alle squisitezze élitarie come cioccolato e mandorla tostata che solo a Carnevale le tavole dei meno abbienti potevano permettersi.
E se fiocchi e castagnole, altrettanto di consuetudine nel capoluogo dell’AltoTevere, posseggono molte analogie con dolci simili in territori contigui o vicini (strufoli, frappe, stracci, chiacchiere) di qualcosa di simile al crostino ‘briaco non vi è traccia in alcun altro dolce tipico.
Il fatto che non venga commercializzato in bar e pasticcerie e sopravviva soltanto come specialità di casa offerto in particolari circostanze di festa o d’intrattenimento danzante lo rende a rischio di estinzione.
La tradizione orale è però ancora fortissima e non c’è ricettario d’impronta territoriale che non dedichi uno spazio di primo piano a questo particolarissimo dessert. L’auspicio è che questo speciale prodotto possa godere della stessa dignità di altri dolci umbri che hanno avuto riconoscimento ufficiale con tutto ciò che ne consegue a livello di valorizzazione delle tradizioni popolari.

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