Città di Castello: mercoledì 18 febbraio apertura del nuovo parco commerciale nell’area ex Tiber e Tesj

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Mercoledì 18 febbraio il primo atto con l’inaugurazione di un nuovo negozio di Acqua & Sapone, a poi ruota dei marchi Pepco, Piazza Italia e Satur. Il nuovo investimento realizzato da quattro società della vallata

Un ultimo tassello che va a completare le operazioni di riconversione di capannoni e immobili presenti lungo viale Rodolfo Morandi, asse principale della Zona Industriale Nord di Città di Castello. È il parco commerciale, con quasi 120 box per il parcheggio dei veicoli, nato dalla bonifica e dalla ristrutturazione di un fabbricato adibito in passato ad attività industriali: quello della Tiber e in ultimo della Tesj, situato a metà della lunga direttrice viaria. Quattro i marchi di prestigio che apriranno in sequenza le proprie attività di vendita: si comincerà mercoledì 18 febbraio alle 9 con l’inaugurazione di un nuovo negozio Acqua & Sapone di Cesar Spa, fra le principali aziende italiane nel retail di prodotti per la cura della casa e della persona; si proseguirà a fine marzo con Pepco, poi in aprile con Piazza Italia (entrambi nel settore dell’abbigliamento) e con Satur, che copre il segmento dell’oggettistica, dell’arredo tavola e dei piccoli elettrodomestici. Un altro angolo che quindi riprende vita, grazie all’impegno delle quattro società proponenti, che sono le proprietarie dell’area: le aziende tifernati Sia Coperture e G.R.A. Ambiente, la Lucos di Sansepolcro e la L.G. Immobiliare di Città di Castello, nella quale vi è la partecipazione delle tre imprese. L’impegno di queste, combinato con l’interesse dei quattro marchi sopra ricordati, ha reso possibile un investimento che non è nemmeno il primo, nel suo genere, in viale Morandi da parte delle stesse società, che vi hanno già realizzato un altro parco commerciale. L’abbigliamento sembra proprio il segno del destino per l’immobile che ospiterà i quattro marchi commerciali: qui in origine, negli anni ’60, vi era la sede della Tiber Confezioni, che contava circa 200 dipendenti oltre a quelli impiegati nell’altra unità di Pieve Santo Stefano. Dopo la chiusura della Tiber, è avvenuto il passaggio dapprima a un’azienda del Genovese e poi, a metà degli anni ’80, alla Ingram, nota camiceria altotiberina della quale una componente del gruppo, la Tesj (Tessitura Specializzata Jersey) si è insediata a distanza di poco tempo. Intorno al 2010, la Tesj ha cessato l’attività e per una quindicina di anni l’opificio è rimasto inutilizzato, fino a quando le quattro società non lo hanno acquistato da Inghirami per procedere con la sua riqualificazione.

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