“Contromano”, 53 anni di calcio e vita: Silvano Fiorucci si racconta

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Cinquantatré anni di pallone vissuti sempre “contromano”, seguendo istinto e libertà. È questo il filo conduttore del libro autobiografico di Silvano Fiorucci, ex calciatore e allenatore, che in questi giorni sta presentando nelle piazze delle città dove ha giocato e allenato. Un viaggio nella memoria iniziato nel 1973 e diventato racconto di una carriera che lo ha portato fino alla Serie B, passando per stadi prestigiosi come San Siro.

«Non è un romanzo – precisa Fiorucci – ma la mia autobiografia». Un’opera che intreccia calcio e vita, sacrifici e scelte personali, senza filtri. Tra i passaggi più significativi c’è il ricordo del primo provino a Città di Castello: un taccuino, esercizi di palleggio e un verdetto secco, “ammesso” o “non ammesso”. Quando lesse il suo nome tra gli ammessi fu una gioia silenziosa. A casa non disse nulla: erano tempi in cui i genitori spingevano più verso lo studio che verso il pallone.

Ma se c’è un filo rosso – anzi biancorosso – che attraversa tutta la sua carriera, è l’attaccamento profondo al Città di Castello Calcio. «Città di Castello sarà sempre al primo posto», ripete senza esitazioni. Prima delle categorie, prima delle esperienze lontano da casa. Da ragazzino faceva il raccattapalle e si faceva a gara per poterlo fare. Indossare quei colori non era solo sport, ma appartenenza e identità. I biancorossi rappresentano le radici, la casa, l’inizio di tutto.

Accanto a questo legame speciale, c’è anche una tappa significativa come Orvieto e l’Orvietana, dove Fiorucci ha vissuto stagioni importanti. Un’esperienza che ha contribuito alla sua crescita calcistica e umana, lasciando ricordi e rapporti solidi, pur senza intaccare il primato emotivo riservato alla sua città. Orvieto resta comunque una pagina rilevante del suo percorso, un capitolo che nel libro trova spazio tra aneddoti e fotografie.

Il calcio di allora, racconta, era un altro mondo. «Prima non avevamo niente, però avevamo tutto. Oggi c’è tutto e non abbiamo niente». Un paragone tra la semplicità delle origini – Riosecco, poche case e tanta libertà – e l’era attuale fatta di tecnologia e pressioni.

Momenti indimenticabili non sono mancati: le partite contro grandi squadre, gli stadi importanti, perfino la convocazione in Nazionale dopo appena un anno di attività. E poi le esperienze a Casarano e Foggia, città che gli hanno dato soddisfazioni e un forte legame con le rispettive tifoserie.

“Contromano” è più di un libro sportivo: è la storia sincera di un uomo che ha scelto con la propria testa, a volte controcorrente, ma sempre con coerenza. Con un punto fermo nel cuore: quei colori biancorossi che, ieri come oggi, restano la sua vera casa.

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