Il PEBA esce dal capoluogo: la nuova stagione di programmazione dell’abbattimento delle barriere architettoniche riguarderà le frazioni di Trestina e Cerbara e sarà finalizzata anche all’eliminazione degli ostacoli sensoriali. Bernicchi e Calagreti: “L’idea è di favorire un’inclusione sociale delle persone con disabilità fortemente efficace”
L’amministrazione comunale di Città di Castello programmerà l’abbattimento delle barriere architettoniche anche negli abitati di Trestina e Cerbara. E’ questo il secondo step della progettazione del PEBA (Piano per l’Eliminazione delle Barriere Architettoniche) deliberato dalla giunta con un ulteriore investimento di 28.400 euro, cofinanziato per 10.000 euro dalla Regione e per 18.400 euro dal Comune. “Dopo la prima approvazione del piano da parte del consiglio comunale nel marzo del 2025 – sottolineano il vice sindaco con delega all’Urbanistica Giuseppe Stefano Bernicchi e l’assessore alle Politiche Sociali Benedetta Calagreti – il lavoro di ricognizione delle criticità nel tessuto urbano di Città di Castello e di definizione delle soluzioni per superare gli ostacoli all’accessibilità degli spazi pubblici da parte delle persone con disabilità sarà esteso dal capoluogo a quelle che, per concentrazione demografica e di servizi pubblici, sono le due principali frazioni a sud e a nord del territorio comunale”. L’iter procedurale definito dall’esecutivo, che coinvolgerà i tecnici comunali del Settore Assetto del Territorio, Edilizia e Ambiente – Ufficio P.R.G. e Strumenti Attuativi, prevede l’avvio a breve della nuova stagione di progettazione, con l’approvazione definitiva che sarà demandata ancora una volta al consiglio comunale. “Come per la prima progettazione del PEBA, la lente di ingrandimento sarà appoggiata sulle strutture e sugli spazi pubblici che svolgono un ruolo fondamentale per la vita sociale, culturale e amministrativa delle comunità locali”, spiegano Bernicchi e Calagreti, che aggiungono: “il lavoro sarà indirizzato stavolta ad analisi e approfondimenti su altre tipologie di ostacoli, altrettanto invalidanti ma più spesso invisibili, come sono le barriere sensoriali, che impediscono l’orientamento e la fruizione dei luoghi e dei servizi alle persone con disabilità visive e uditive, ma sono anche le barriere cognitive e psicosensoriali, che limitano la comprensione, l’autonomia e la sicurezza, specialmente per persone con disabilità intellettive, autismo, demenza o difficoltà di apprendimento”. “L’inserimento di questi criteri nel progetto di ampliamento del PEBA – osservano Bernicchi e Calagreti- consentirà di disporre di uno strumento di programmazione che individui anche le mancanze, oltre che le criticità dell’esistente, con l’idea di favorire un’inclusione sociale delle persone con disabilità fortemente efficace”. Il vice sindaco e l’assessore evidenziano che “alla stregua del percorso già avviato per la prima adozione del PEBA, anche la nuova stagione di progettazione sarà caratterizzata da un approccio partecipativo, che coinvolgerà attivamente il mondo del Terzo Settore, al fine di elaborare un piano il più possibile aderente alle esigenze di chi vive gli spazi urbani”. “L’obiettivo è infatti sempre quello di costruire un rapporto di fiducia tra amministrazione e cittadini”, chiariscono Bernicchi e Calagreti, richiamando l’attenzione sui benefici indiretti della partecipazione della collettività ai processi decisionali, “che sono legati al senso di coinvolgimento nella gestione della cosa pubblica e al senso di appartenenza alla comunità, alla valorizzazione delle risorse locali, insieme alla costruzione di una maggiore consapevolezza del contributo che possono offrire i singoli individui”.
Il PEBA approvato per la prima volta poco meno di un anno fa dal consiglio comunale all’unanimità, si occupava di una parte del capoluogo di Città di Castello dove si concentrano sedi comunali e servizi alla collettività. L’area prescelta si estendeva lungo via Aldo Bologni e si concentrava nella zona delle scuole (medie e superiori, infanzia e primaria del quartiere La Tina) e della cittadella sportiva lungo via Engels, per poi svilupparsi verso via Togliatti, il parco della Madonna del Latte e via delle Terme. Nel dettaglio, gli itinerari e i luoghi pubblici investigati per la definizione degli interventi di eliminazione delle barriere architettoniche erano: via Togliatti; via Bologni; via Engels; viale Sempione; viale Moncenisio; via delle Terme; via De Cesare; via Brennero; via De Gasperi; via Splunga; via Malfatti; via Vasari; viale del Polacchino; il parco della Madonna del Latte. Le strutture oggetto di studio per la rilevazione delle barriere esistenti erano il Palazzo comunale di piazza Gabriotti, il palazzetto dello sport, la piscina comunale e il centro sportivo Belvedere. Per ogni situazione presa in considerazione erano stati definiti la tipologia di intervento utile ad abbattere le barriere architettoniche e una stima dei costi necessari, in modo da mettere a disposizione dell’amministrazione comunale gli strumenti necessari per intervenire ogniqualvolta si rendano disponibili risorse economiche. L’investimento stimato per i lavori era di circa 2 milioni di euro, suddiviso tra 1.486.853,92 euro per gli spazi urbani e 359.304,91 euro per gli edifici.



