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Cina, Occidente ed Europa: il futuro geopolitico al centro del dibattito a Città di Castello

Non è un tema lontano, né riservato agli addetti ai lavori. La Cina che cresce, l’Occidente che perde certezze, l’Europa che fatica a trovare una voce unica: sono dinamiche che incidono sul lavoro, sulla sicurezza, sul futuro delle nuove generazioni. È da questa consapevolezza che ha preso forma il secondo incontro del ciclo “Verso Quale Europa?”, promosso dalla Fondazione Verso l’Europa e ospitato a Città di Castello.
Nella Sala Rossi-Monti della Biblioteca Comunale, il dibattito ha messo al centro una domanda semplice e insieme scomoda: che posto vuole occupare l’Europa nel mondo che sta nascendo? Una potenza capace di scegliere, o un insieme di Stati destinati a inseguire decisioni altrui?
Ad aprire l’incontro è stato il presidente della Fondazione, Daniele Spinelli, che ha usato immagini concrete per descrivere il paradosso europeo: quando si sommano i risultati sportivi o le capacità industriali dei singoli Paesi, l’Europa appare fortissima; quando però si tratta di decidere insieme, soprattutto su difesa e politica estera, quella forza si dissolve. Non mancano le risorse, manca l’unità.
Nel suo saluto a nome dell’Amministrazione comunale il vice sindaco Giuseppe Bernicchi, ha richiamato il valore del confronto pubblico in un tempo di grandi trasformazioni, sottolineando come la geopolitica non sia un gioco distante, ma una chiave per capire le tensioni che attraversano le nostre società.
È qui che entra in scena il libro “La Cina ha vinto” di Alessandro Aresu, presentato durante l’incontro. Un titolo che colpisce, ma che non parla di resa. Aresu invita piuttosto a guardare in faccia la realtà: la Cina ha costruito la propria potenza con pazienza, collegando Stato, tecnologia, industria e visione strategica. Capirlo non significa imitarla, ma evitare di restare prigionieri di letture ideologiche e illusioni.
Uno specchio utile, quello della Cina, per osservare le fragilità europee. Lo confermano i risultati del questionario promosso dalla Fondazione, illustrati da Enzo Faloci, che hanno offerto una chiave di lettura significativa: emerge una domanda diffusa di “più Europa”, ma di un’Europa diversa. I rispondenti chiedono un’Unione più politica e meno burocratica, capace di decidere senza il vincolo paralizzante dell’unanimità, più integrata sul piano fiscale e strategico, più efficace nella difesa dei valori democratici e dei diritti. Interessanti le differenze generazionali: gli adulti appaiono più critici sulla governance e sul potere reale dell’UE, mentre gli studenti mostrano maggiore attenzione a valori, sostenibilità e partecipazione.
Nel dialogo con Anna Ascani, vicepresidente della Camera dei Deputati, il confronto si è allargato: il futuro dell’Europa non dipende solo dalla forza della Cina o dalle scelte degli Stati Uniti, ma dalla capacità europea di scegliere chi vuole essere. Restare un gigante economico con i piedi d’argilla o diventare un soggetto politico all’altezza delle sfide globali.
Dal confronto è emerso un messaggio chiaro: il futuro dell’Occidente e dell’Europa non dipende solo dalla Cina, ma dalla nostra capacità di leggerne la traiettoria senza illusioni e di rispondere con un progetto politico all’altezza delle sfide globali. È su questa scelta, profondamente politica, che il ciclo “Verso Quale Europa?” invita a riflettere.

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