Scuola, Alcherigi (La Sinistra per Castello): “Bene il decreto per la Dante, ma il dimensionamento resta sbagliato”

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“Positivo l’annuncio del decreto per la ricostruzione della Dante Alighieri, ma il piano di dimensionamento scolastico imposto alla città resta una scelta sbagliata nel merito e nel metodo”. È la posizione espressa da Mauro Alcherigi de La Sinistra per Castello, che torna a intervenire sul riassetto dell’organizzazione scolastica cittadina.

Al centro della riflessione l’incontro del 19 febbraio al Ministero dell’Istruzione e del Merito, durante il quale è stato annunciato che il Governo sta lavorando a un provvedimento specifico per sbloccare la ricostruzione della scuola media Dante Alighieri. Un passaggio giudicato “positivo e atteso dalla comunità tifernate”, ma che – secondo Alcherigi – conferma le criticità già evidenziate nei mesi scorsi.

“Non era accettabile procedere al dimensionamento di una scuola demolita e ancora in attesa di ricostruzione – sottolinea – basando scelte così rilevanti su previsioni e numeri presunti anziché sulla realtà concreta del territorio”. Per l’esponente politico si è creato un “paradosso inaccettabile”: mentre si lavora a un decreto per restituire alla città la propria scuola, si impone comunque un riassetto che incide profondamente sull’organizzazione didattica, senza certezze su tempi e spazi.

Alcherigi ricorda come la necessità di una riorganizzazione fosse nota da tempo e oggetto di confronto, anche con la Provincia di Perugia, ma critica il metodo seguito dal Commissario ad acta, definendo l’atto “calato dall’alto” e privo di un reale coinvolgimento del territorio.

La priorità, ribadisce, deve essere “restituire alla città la sua scuola, garantendo tempi certi e risorse adeguate per la ricostruzione della Dante Alighieri”. Solo successivamente potrà essere affrontata in modo responsabile una riorganizzazione complessiva del sistema scolastico.

Alcherigi esprime infine sostegno alla decisione della Regione Umbria e del Comune di Città di Castello di ricorrere al TAR e al Capo dello Stato, affinché – conclude – “le scelte sulla scuola tornino a partire dai bisogni reali delle comunità e non da logiche puramente contabili”.

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