Dimensionamento scolastico, il Consiglio di Stato dichiara inammissibile il ricorso della Regione Umbria. Marchetti (Lega): “Smascherata la propaganda della sinistra”

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Il deputato e segretario della Lega Umbria attacca la giunta regionale dopo la decisione dei giudici amministrativi: “Ricorso inadeguato, commissariamento frutto dell’inerzia della Regione. Penalizzata Città di Castello”

La decisione del Consiglio di Stato sul ricorso presentato dalla Regione Umbria sul dimensionamento scolastico riaccende il confronto politico regionale. Secondo quanto riferito dal deputato e segretario della Lega Umbria Riccardo Augusto Marchetti, il pronunciamento dei giudici amministrativi avrebbe evidenziato le responsabilità della giunta regionale nella gestione della vicenda.

“La decisione del Consiglio di Stato ha smascherato definitivamente la propaganda della sinistra umbra sul dimensionamento scolastico – afferma Marchetti in una nota –. Il ricorso presentato dalla Regione Umbria è stato dichiarato inammissibile: non respinto nel merito, ma giudicato uno strumento del tutto inadeguato”.

Per il parlamentare leghista il passaggio avrebbe anche un significato politico. “Un passaggio che certifica con chiarezza un dato politico: sulla vicenda del dimensionamento scolastico la giunta Proietti e l’assessore Barcaioli hanno gestito l’intera partita nel modo peggiore possibile, tentando di scaricare sul Governo nazionale responsabilità che erano, in primo luogo, della Regione”.

Secondo Marchetti, la Regione avrebbe dovuto assumere decisioni dirette sulla riorganizzazione della rete scolastica. “La verità è semplice: la Regione era chiamata a decidere, ma non lo ha fatto. L’inerzia dell’amministrazione regionale ha finito per determinare il commissariamento dell’Umbria e per penalizzare Città di Castello”.

Il deputato contesta anche la gestione territoriale del piano di dimensionamento. “Altro che difesa del territorio, altro che battaglia per la scuola pubblica: siamo di fronte all’ennesima dimostrazione di una sinistra che, per convenienza politica e per timore di assumersi responsabilità concrete, ha sacrificato l’Alta Valle del Tevere”.

Nel dettaglio, secondo Marchetti, il processo avrebbe inizialmente riguardato altre aree. “I fatti parlano con chiarezza. Il dimensionamento inizialmente interessava altri territori. Poi, a causa dell’immobilismo della Regione, il conto è stato presentato anche a Città di Castello, mentre Terni è rimasta esclusa”.

Il parlamentare solleva quindi una questione politica: “Perché ancora una volta a pagare deve essere Città di Castello? Perché l’Alto Tevere continua a essere considerato sacrificabile?”.

Nel comunicato viene inoltre criticata la posizione dell’assessore regionale all’istruzione Fabio Barcaioli. “L’assessore Barcaioli oggi tenta ancora di arrampicarsi sugli specchi richiamando aspetti procedurali e sostenendo che la partita sarebbe ancora aperta. Ma la sostanza è ben diversa. Quando si imbocca una strada giuridica sbagliata, quando si persegue una linea confusa e si preferisce la propaganda alla responsabilità di governo, il risultato non può che essere quello che oggi tutti vedono: un pasticcio istituzionale”.

Marchetti interviene poi anche sul tema della ricostruzione della scuola Dante Alighieri di Città di Castello, che negli ultimi mesi è stato spesso collegato al dibattito sul dimensionamento scolastico.

“Su questa vicenda la sinistra ha cercato, in modo del tutto strumentale, di confondere il tema del dimensionamento con quello della ricostruzione della scuola Dante Alighieri – afferma –. Anche su questo punto la realtà è emersa con chiarezza”.

Il deputato rivendica quindi un proprio intervento diretto con il governo nazionale. “Per la Dante Alighieri mi sono attivato concretamente, individuando insieme al ministro Giuseppe Valditara il percorso per garantire le risorse necessarie alla ricostruzione. Ho lavorato per offrire una soluzione reale a famiglie, studenti e personale scolastico”.

Infine l’attacco politico alla giunta regionale. “La Dante Alighieri meritava risposte concrete, non slogan. Città di Castello meritava serietà, non scaricabarile. E oggi, dopo il pronunciamento del Consiglio di Stato, appare ancora più evidente chi ha lavorato per risolvere i problemi e chi, invece, ha contribuito ad aggravarli”.

Secondo Marchetti, “la responsabilità politica di quanto accaduto ha nomi e cognomi: Fabio Barcaioli e Stefania Proietti”. E conclude: “Noi continueremo a difendere Città di Castello con serietà, determinazione e risultati, senza propaganda e senza prendere in giro i cittadini”. No

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