Boom di visitatori al Chiostro di San Domenico: oltre 1000 presenze per le aperture straordinarie

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L’abbraccio della città al chiostro di San Domenico ed ex chiesa della Carità. Un vero e proprio boom di presenze, circa 1000 visitatori, in gran parte tifernati, hanno colto con entusiasmo l’occasione rappresentata dalle aperture straordinarie a ingresso libero che l’amministrazione comunale di Città di Castello, con l’assessorato alla cultura ha programmato per domenica scorsa e domenica 29 marzo, dalle ore 15.00 alle ore 18.00. Fin dalle ore 15 di ieri si è registrato un flusso continuo e costante di visitatori
 
L’abbraccio della città al chiostro di San Domenico ed ex chiesa della Carità. Un vero e proprio boom di presenze, circa 1000 visitatori, in gran parte tifernati, hanno colto con entusiasmo l’occasione rappresentata dalle aperture straordinarie a ingresso libero che l’amministrazione comunale di Città di Castello, con l’assessorato alla cultura ha programmato per domenica scorsa e domenica 29 marzo, dalle ore 15.00 alle ore 18.00. Fin dalle ore 15 di ieri si è registrato un flusso continuo e costante di visitatori che ha accompagnato l’intero pomeriggio. Il pubblico ha particolarmente apprezzato i lavori di recupero e la straordinaria bellezza degli affreschi, riscoprendo due luoghi di grande valore storico e artistico per la città.. Grazie al personale di Poliedro Cultura, i tesori del complesso architettonico a due passi dalla Pinacoteca comunale possono essere ammirati per la prima volta da chi non ha potuto partecipare all’inaugurazione e, magari, anche da chi vorrà tornare con familiari e amici. Tra le sorprese che lasciano senza fiato, specialmente al calar della sera con la nuova suggestiva illuminazione del loggiato, c’è il ciclo pittorico dipinto nelle lunette che impreziosiscono il loggiato, dedicato alle storie della Beata Margherita della Metola e realizzato dal tifernate Giovan Battista Pacetti, detto lo Sguazzino, e dall’aretino Salvi Castellucci, oggi completamente restaurato. Assolutamente da non perdere poila possibilità di entrare nell’ex chiesa di Santa Maria della Carità, appartenuta secondo alcuni studiosi all’Ordine dei Cavalieri Templari prima dell’arrivo dei Domenicani. Un gioiello che con i suoi affreschi pienamente recuperati, dopo il precedente intervento di messa in sicurezza e recupero effettuato tra il 2008 e il 2012 dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali – Direzione Regionale per l’Umbria, parla di una storia mistica e misteriosa ancora tutta da capire e scrivere, in particolare con la stupenda raffigurazione dell’ultima cena di Gesù con gli apostoli. Il chiostro di San Domenico e l’ex Chiesa della Carità sono stati restaurati e riqualificati per tornare a disposizione della collettività. Saranno luoghi vivi e vissuti, che potranno ospitare eventi culturali e sociali, come nuovi punti di riferimento per la vita pubblica cittadina. Parte di un antichissimo convento già dei Padri Domenicani nel XVII secolo, la cui struttura originaria risale al XII secolo, il complesso architettonico è stato restituito a uno splendore assolutamente straordinario dall’intervento da 2.520.000 euro (finanziato dal PNRR per 2.350.000 euro e cofinanziato dal Comune con 170.000 euro) che è stato progettato dall’architetto Valerio Borzacchini ed è stato eseguito, sotto l’alta sorveglianza della Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio dell’Umbria attraverso il funzionario Giovanni Luca Delogu, dal Raggruppamento Temporaneo di Imprese (RTI) costituito dalla ditta C.E.S.A. di Falcini Enzo Srl e dalla ditta Estia Srl. “Il successo delle visite, successive all’inaugurazione, riabbracciare e tornare a vivere di nuovo il complesso del Chiostro di San Domenico e dell’ex chiesa di Santa Maria della Carità ci inorgoglisce, ci rende felici e ci gratifica, perché è uno degli obiettivi più belli e ambiziosi che ci siamo dati quando abbiamo avviato il nostro lavoro di recupero e riqualificazione dell’immenso patrimonio storico, artistico e culturale della città. Un lavoro pensato per far tornare i monumenti, i palazzi, le piazze e le testimonianze più importanti di cui siamo eredi e custodi, tutto ciò che consideriamo un valore identitario della comunità tifernate, al loro splendore originario, ma soprattutto nelle mani dei tifernati, alla possibilità di goderne e di fruirne appieno”, commentano il sindaco Luca Secondi, il vice sindaco Giuseppe Stefano Bernicchi, l’assessore alla Cultura Michela Botteghi e l’assessore ai Lavori Pubblici Riccardo Carletti.  
 
Le lunette del chiostro di San Domenico.
 
L’attuale chiostro, già del convento dei Padri domenicani, risale al XVII secolo. Della preesistente struttura (XIII- XIV secolo) rimangono interessanti elementi architettonici come le due trifore che con la porta trilobata danno luce alla grande Sala Capitolare. L’elegante struttura a doppio ordine con loggiato sostenuto da esili e slanciate colonnine fu portata a termine negli anni 1662-1667 su impulso di Padre Lorenzo Giustini, famoso e rinomato predicatore che destinò il ricavato delle sue predicazioni, le varie elemosine e le offerte dei fedeli alla realizzazione del chiostro. Il religioso volle poi completare il suo intervento con un ciclo pittorico dipinto nelle lunette e dedicato iconograficamente alle Storie della Beata Margherita della Metola, terziaria domenicana morta nel 1320, il cui corpo riposa sotto l’altare maggiore della chiesa. Il tifernate Giovan Battista Pacetti detto lo Sguazzino (1593-dopo il 1667) e l’aretino Salvi Castellucci (1608-1672) tradussero in immagini, nelle trentadue lunette, le vicende biografiche della santa e i suoi eventi miracolosi, narrati nei valori della Controriforma e nei modi pittorici della cultura romana. Il Giustini volle apporre accanto ad ogni lunetta una legenda in latino e in volgare, facendovi inoltre raffigurare lo stemma delle famiglie di Città di Castello che concorsero alla realizzazione dell’opera. I dipinti raffigurano:
1.            Nascita della Beata Margherita (fatto dipingere dal Comune di Città di Castello);
2.            Preghiera davanti alla tomba del B. Giacomo (voluto da Giacinto Libelli, arcivescovo di Avignone);
3.            Vestizione della Beata Margherita (voluto da Angelo Cortesi, Penitenziere di Santa Maria Maggiore a Roma)
4.            Estasi durante la messa (voluto dalla famiglia Marchesani);
5.            B. Margherita spegne il fuoco con il mantello (famiglia Libelli);
6.            B. Margherita in casa di Venturino è precettrice dei figli (per Ursino Petrucci);
7.            Margherita prega San Giovanni apostolo e San Fortunato per la guarigione di una nipote di Donna Grigia (per il condottiero Girolamo Bruzi);
8.            La Beata ridona la vista a Suor Venturella terziaria (per Bernardo Alippi);
9.            Margherita, defunta, alza la mano e guarisce Giovencola (per la famiglia De Roiis);
10.          Guarisce un uomo attaccato dagli orsi nella zona di Apecchio (per Battista Ranucci);
11.          Per la seconda volta resuscita un bimbo annegato nel Vertola (per Guerrino Aloigi);
12.          Nel cuore della Beata viene trovata incisa l’immagine della Sacra Famiglia (per Tommaso Pizzotti);
13.          Giovanni da Paterna guarito da una piaga (per Pierpaolo Guazzini, teologo della Cattedrale);
14.          Guarigione di un artritico (per il Canonico Carlo Fucci);
15.          Guarigione di Teresa Cardoni (per il figlio Can. Giannantonio Migliorati);
16.          Dina di Giacomo di Badia Tedalda guarita da un cancro alla faccia (per Annibale Titi);
17.          La Beata viene posta in un’urna nuova nel 1588 (Andrea Sozzifante Corvini);
18.          Mons. G. Daddei, Governatore di Città di Castello, avendo criticato l’incensazione del corpo della Beata, fu punito con malattie da cui guarì per l’intercessione di Margherita e offrì in ringraziamento un giglio d’argento (per Pompeo Longini);
19.          La Beata resuscitò Giustolo da Marzano, caduto dalla finestra, (per Luigi Migliorucci);
20.          Un cieco di Gubbio, non guarito per poca fede, ritorna dalla Beata e guarisce (per Felice Longini);
21.          Guarigione di due donne dal cancro al petto (per Florido Buonsignori);
22.          Guarigione della clarissa Suor Ilaria con le reliquie della Beata (per Girolamo Feliciotti);
23.          Parto pericoloso portato a termine felicemente per opera della cintola della Beata (per Leandro Cristiani);
24.          Liberazione di ossessi (per Francesco Giannotti);
25.          Guarigione miracolosa da ernia (per Carlo Sperandio);
26.          Guarigione di Orlando da Arezzo per una  frattura alla gamba (per Lorenzo Alippi);
27.          Guarigione di quattro persone paralizzate (per Sante di Biagio da Cerbara);
28.          Guarigione di un bambino, Muzio da Scalocchio, nato rattrappito negli arti (per Florido Cerboni);
29.          Guarigione di due figli di Giacomo Albizzini (per il giurisperito Albizzino Albizzini);
30.          Guarigione di Silvano figlio del capitano Ottavio Marchesani (per il Can. Vincenzo Marchesani);
31.          Rinchiuso nelle prigioni di Citerna, Antonio di Domenico, dopo aver pregato la Beata trovò la porta del carcere aperta e poté sciogliere facilmente le catene presso la chiesa di San Francesco (per Giampaolo Graziani);
32.          Conservazione del corpo della Beata, nonostante l’apertura dell’urna all’aria e la traslazione nell’urna nuova (per Giambattista Gualtierotti, Proposto della Congregazione di Cassino).
 Nei peducci delle volte furono raffigurate le immagini dei principali santi e sante dell’ordine domenicano, di cui si ignora l’autore.

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