A Città di Castello, a un anno dal voto, l’amministrazione Secondi si misura tra opere realizzate, attese dei cittadini e nuovi equilibri politici
A un anno dalle prossime elezioni amministrative, a Città di Castello il tempo della gestione lascia progressivamente spazio a quello del giudizio. Non è ancora campagna elettorale, ma il clima che si respira dentro e fuori Palazzo è già quello di una lenta ma inesorabile verifica politica. È in questo contesto che si inserisce l’intervento del consigliere comunale Fabio Bellucci, protagonista della trasmissione “In Primo Piano”, occasione utile per tracciare un bilancio dei quattro anni di governo guidato dal sindaco Luca Secondi.
Il tratto che emerge con maggiore evidenza dalle parole di Bellucci è quello di una politica che rivendica la dimensione del contatto diretto. Non una visione astratta o ideologica, ma una pratica quotidiana fatta di segnalazioni, incontri, richieste puntuali. Soprattutto nelle frazioni, dove il rapporto tra amministratori e cittadini si misura sulla capacità di dare risposte concrete: manutenzioni, decoro, piccoli interventi che incidono sulla qualità della vita. È qui che si gioca una parte decisiva del consenso, ed è qui che si coglie anche il livello di fiducia verso le istituzioni locali.
Il bilancio dell’azione amministrativa, secondo Bellucci, resta nel complesso positivo. A sostenerlo sono soprattutto i numeri degli investimenti e la mole di interventi avviati, molti dei quali legati alle opportunità offerte dal PNRR. Riqualificazione di spazi pubblici, lavori su scuole e impianti sportivi, cantieri aperti in diverse aree del territorio: un’attività che l’amministrazione rivendica come concreta e visibile.
Ma accanto ai risultati, emergono anche le criticità. I tempi della burocrazia, la complessità delle procedure, i rallentamenti inevitabili in una macchina amministrativa articolata rappresentano il principale terreno di difficoltà. Un elemento che pesa non solo sulla realizzazione delle opere, ma anche sulla percezione dei cittadini, sempre meno disposti ad accettare ritardi e giustificazioni tecniche.
Nel ragionamento politico trova spazio anche il ruolo delle liste civiche, sempre più protagoniste in una fase di progressiva erosione del consenso verso i partiti tradizionali. Bellucci ne rivendica la natura trasversale, capace di tenere insieme sensibilità diverse attorno a un obiettivo comune: la gestione dei problemi locali. Una formula che, se da un lato intercetta la domanda di pragmatismo, dall’altro apre interrogativi sulla tenuta politica e sulla capacità di tradurre il consenso in una visione di lungo periodo.
Non manca poi uno sguardo alle dinamiche interne al Consiglio comunale. Anche su temi condivisi, osserva il consigliere, prevalgono spesso logiche di contrapposizione, quasi a sottolineare come la dimensione politica resti inevitabilmente segnata dalla necessità di distinguersi. Un gioco di equilibri in cui la narrazione pesa quanto le decisioni, e in cui ogni scelta diventa terreno di confronto, se non di scontro.
E infine il futuro. Il tema della ricandidatura del sindaco Secondi resta sullo sfondo, senza dichiarazioni esplicite ma con una consapevolezza diffusa: la sua figura, per esperienza e capacità di mediazione, rappresenta ancora un punto di riferimento. Saranno però i prossimi mesi a chiarire gli assetti, tra alleanze da consolidare e nuove possibili configurazioni politiche.
Nel frattempo, la città osserva. Tra opere da completare, promesse da mantenere e aspettative da governare, la partita amministrativa è già iniziata. E questa volta, più che mai, il giudizio passerà dalla distanza tra ciò che è stato fatto e ciò che i cittadini percepiscono come realmente cambiato.



