L’esito del referendum consegna un messaggio politico chiaro a livello nazionale: la Costituzione non si tocca.
Sul piano politico, la vittoria del NO rappresenta una sconfitta per le destre e per l’indirizzo del governo. Non si tratta soltanto di numeri, ma di un’indicazione precisa: su temi cruciali esiste ancora una diffusa capacità di risposta e di mobilitazione. Non solo. Le destre e il governo hanno voluto politicizzare questo referendum dall’inizio. E per questo il referendum si è trasformato in un giudizio sul governo stesso. I cittadini lo hanno capito bene e sono andati a votare ritenendo utile il voto, sicuramente contro la riforma della magistratura, ma anche per dire no ad un governo che ha peggiorato le condizioni materiali e reali del Paese.
Con altrettanta chiarezza, pensiamo che dal voto emerga una criticità che riguarda il nostro territorio. A Città di Castello, la vittoria del SÌ evidenzia una situazione più complessa, che non può essere né sottovalutata né semplificata. Soprattutto, non può essere taciuta.
Non basta leggere il risultato nazionale in chiave positiva o lasciarsi andare a facili trionfalismi se, a livello locale, emergono segnali di arretramento o difficoltà nel rapporto con la cittadinanza da parte dei gruppi dirigenti tutti, passati e attuali, di quello che abbiamo conosciuto come centrosinistra.
Il referendum rappresenta dunque, allo stesso tempo, un incoraggiamento e un richiamo alla responsabilità. La destra può essere fermata anche a Città di Castello, ma costruire un nuovo progetto di governo per la nostra città richiede l’abbandono di veti ed esclusioni, insieme alla capacità di valorizzare quanto di buono è stato fatto negli anni. Serve una nuova spinta progettuale, capace di guardare al futuro e di parlare a tutta la comunità.



