Mercoledì 25 marzo ad Arezzo la cerimonia dedicata all’artista che scelse la frazione per vivere e sviluppare la sua ricerca
AREZZO – Rigutino rende omaggio a Franco Villoresi, protagonista dell’arte italiana del Novecento e profondamente legato al territorio aretino. Mercoledì 25 marzo 2026, alle ore 17, il Centro Civico di Rigutino, in località Rigutino Ovest 102, sarà ufficialmente intitolato al pittore che qui visse gli ultimi anni della sua vita, fino alla scomparsa nel 1975.
La cerimonia si aprirà con i saluti istituzionali e la partecipazione della famiglia Villoresi, per poi proseguire con un incontro culturale dedicato alla figura e all’opera dell’artista. In programma interventi, testimonianze e la proiezione di una pellicola storica, per ripercorrere il valore umano e artistico di Villoresi, tra i protagonisti della scena italiana della seconda metà del Novecento.
A intervenire saranno lo scrittore Tito Barbini, lo storico dell’arte Giuliano Centrodi, l’etruscologa Margherita Scarpellini e il professor Luca Quattrocchi dell’Università di Siena. L’incontro sarà moderato dal giornalista culturale Marco Botti.
La giornata si concluderà con un momento conviviale, grazie al rinfresco offerto dalle associazioni locali, a testimonianza del forte legame tra l’artista e la comunità.
Nato a Città di Castello nel 1920, Villoresi si formò a Roma, dove iniziò a muovere i primi passi nel mondo dell’arte e della cultura, collaborando anche con la rivista “Prospettive” di Curzio Malaparte. Dopo l’esperienza della guerra e della Resistenza, tornò nella capitale, entrando in contatto con importanti personalità artistiche come Mario Mafai, che influenzarono la sua poetica orientata verso un realismo lirico.
Negli anni Cinquanta raggiunse la consacrazione in Italia e all’estero, raccontando attraverso le sue opere paesaggi urbani, periferie industriali e figure umane, fino a sviluppare una cifra stilistica personale e riconoscibile.
Sul finire del decennio scelse di trasferirsi nella campagna toscana, a Rigutino, dove trovò un ambiente ideale per continuare la propria ricerca artistica, contribuendo anche alla crescita culturale del territorio e collaborando con realtà locali, tra cui l’Ospedale Neuropsichiatrico Provinciale.
Qui visse e lavorò fino alla morte, lasciando un segno profondo nella comunità. Oggi Rigutino lo ricorda dedicandogli uno dei suoi luoghi simbolo, a testimonianza di un legame che il tempo non ha cancellato.






