Se la decisione di concedere l’opera in prestito al Metropolitan Museum di New
York può essere condivisibile sul piano della visibilità e della promozione del
patrimonio della nostra città, molto meno lo sono la gestione dell’operazione e
il vero prezzo da pagare, cioè l’assenza dell’opera più rappresentativa della
città per un intero anno.
Il restauro dell’opera, oggi finanziato con 28.000€
rimborsati dal MET, era già stato iniziato per la mostra sul “Raffaello giovane e
il suo sguardo” del 2021, e aldilà del Covid che ne ha rallentato il
completamento, poteva essere concluso tranquillamente negli anni scorsi. Se
questo fosse accaduto nei tempi prestabiliti e senza aspettare l’interessamento
esterno dei curatori americani, l’esodo oltreoceano avrebbe potuto prevedere
non tanto una tariffa in denaro, ma un possibile scambio con un’altra opera
rinascimentale (magari di piccolo formato e/o disegno) come di prassi tra
musei di chiaro prestigio (e forza economica).
In questo caso l’operazione avrebbe inoltre portato maggiore lustro alla città,
perché sarebbe stata essa stessa protagonista, assieme ovviamente all’Istituto
impegnato da anni sull’opera, del recupero dello Stendardo della Santissima
Trinità. E questo a prescindere dall’attribuzione di ‘prima opera’ di Raffaello,
da parte della curatrice Bambach, perché l’importanza del restauro era tale a
prescindere dal suo carattere mediatico, e per ragioni invece meramente
artistiche e conservative.
L’amministrazione, aldilà dei meriti che si attribuisce, si è invece comportata in
maniera passiva, beneficiando di scelte altrui e non operando nell’unica scelta
‘organizzativa’ che poteva dettare, per supportare l’attrattiva turistica e
mantenere intatto il suo percorso rinascimentale, ora evidentemente ‘monco’.
Ecco perché la decisione di privare la nostra Pinacoteca della sua opera più
significativa e preziosa per oltre un anno e senza chiedere in cambio altra
opera, appare decisamente poco lungimirante. Del resto l’assessore Botteghi
ha candidamente affermato di non averci nemmeno pensato perchè “il vuoto
lasciato dallo Stendardo è incolmabile” e “un’altra opera avrebbe comportato
nuovi costi”.
Affermazioni che lasciano basiti e che confermano quanto la seconda Galleria
d’arte dell’Umbria soffra della mancanza di un direttore che ne comprenda il
prestigio e ne sappia valorizzare appieno le opere.
Quanto agli attacchi personali che, in mancanza di argomenti, l’assessora ha
voluto strumentalmente rivolgere alla sottoscritta per poter gettare un’ombra
sulla mia partecipazione agli eventi culturali organizzati dal Comune, forse non
c’era da aspettarsi nulla di diverso da chi scambia la cultura con il
presenzialismo nel solo momento dei vernissage e dei fotografi. Mi dispiaccio
comunque dello scadimento del dibattito e dei toni non consoni, di entrambe le
parti.
Città di Castello, 02/04/2026 Emanuela Arcaleni, Castello Cambia



