“Basta che non smetti”, il progetto che rimette al centro i giovani e il valore dello sport

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Giunti: “Recuperare chi ha lasciato è la vera sfida per il futuro delle società”

VALTIBERINA – Non solo risultati e classifiche. C’è un tema che oggi più di ogni altro attraversa il mondo dello sport, soprattutto a livello locale: l’abbandono precoce dei giovani. Ed è proprio da qui che nasce “Basta che non smetti”, il progetto ideato da Valerio Giunti, che punta a riportare in palestra ragazzi e ragazze che, per vari motivi, avevano deciso di lasciare la pallavolo.

Un’iniziativa semplice nell’idea, ma profondamente innovativa nel contenuto. L’obiettivo non è creare una squadra tradizionale, né un gruppo amatoriale, ma uno spazio in cui i giovani possano continuare ad allenarsi senza pressioni, mantenendo un legame con lo sport e con la propria crescita personale. Un ponte tra chi ha smesso e chi, magari, un giorno tornerà a giocare.

I numeri, del resto, parlano chiaro. L’abbandono sportivo in età giovanile è un fenomeno sempre più diffuso, spesso legato a impegni scolastici, lavoro o cambiamenti di vita. Ma dietro a queste scelte, spiega Giunti, non c’è quasi mai una perdita di passione. Piuttosto, manca un’offerta flessibile capace di adattarsi alle nuove esigenze dei ragazzi. Ed è proprio questo il vuoto che il progetto cerca di colmare.

“Basta che non smetti” si fonda su un principio preciso: lo sport deve adattarsi ai giovani, non il contrario. Per questo l’attività è organizzata senza vincoli rigidi, ma con un’impostazione tecnica seria, che permette comunque di allenarsi, migliorare e restare in forma. Un modello che restituisce centralità all’atleta e che ribalta l’approccio tradizionale di molte società.

Ma il valore del progetto va oltre il singolo caso. Tocca infatti uno dei pilastri fondamentali di qualsiasi realtà sportiva: il settore giovanile. È lì che si costruisce il futuro, non solo in termini tecnici, ma soprattutto educativi e sociali. Un vivaio non è semplicemente un serbatoio di giocatori, ma un ambiente in cui si formano persone, si trasmettono valori e si crea senso di appartenenza.

Ogni società che vuole crescere, sottolinea Giunti, deve partire da qui. Investire sui giovani significa garantire continuità, radicamento e identità. Significa costruire un percorso che accompagni i ragazzi nel tempo, evitando che si perdano lungo la strada. E quando questo accade, recuperare chi ha smesso diventa altrettanto importante quanto formare nuovi atleti.

In questo senso, “Basta che non smetti” rappresenta molto più di un semplice progetto: è una risposta concreta a un problema diffuso e spesso sottovalutato. Un invito a ripensare il ruolo delle società sportive, chiamate oggi non solo a competere, ma anche a educare, includere e mantenere vivo il legame con i giovani.

Perché il futuro dello sport passa inevitabilmente da loro. E, come suggerisce il nome stesso dell’iniziativa, la vera vittoria non è vincere una partita, ma continuare a scendere in campo.

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