Siamo nella seconda fase della stagione per Aquilotti ed Esordienti: tra equilibrio competitivo, educazione sportiva e senso di gruppo, il coach traccia il bilancio
SANSEPOLCRO – Il minibasket come palestra di vita prima ancora che sport. È questo il filo conduttore dell’intervista a Leonardo Piccini, educatore e allenatore dei gruppi Aquilotti ed Esordienti della Dukes Basket Sansepolcro, che a sei mesi dall’inizio della stagione traccia un bilancio fatto di crescita, relazioni e nuove sfide.
«Abbiamo iniziato a ottobre – spiega – e oggi possiamo dire che il percorso sta andando nella direzione giusta. I ragazzi crescono sotto tutti i punti di vista: come gruppo, come persone e naturalmente anche sul piano tecnico e fisico».
La stagione è ormai nella sua fase centrale, con la seconda fase dei campionati che entra nel vivo. «Quest’anno – racconta Piccini – affrontiamo squadre provenienti da altri gironi della Toscana, ma con lo stesso livello di classifica. Questo crea equilibrio e rende le partite più avvincenti, soprattutto per i ragazzi, che possono confrontarsi con avversari alla pari».
Un passaggio chiave, perché nel minibasket il risultato non è mai il centro del progetto. «Il punteggio conta, ma non è la priorità – sottolinea –. L’obiettivo è che i ragazzi scendano in campo per divertirsi e imparare. Se poi arriva la vittoria, tanto meglio».
Un concetto che trova conferma anche sugli spalti, dove si respira un clima diverso rispetto ad altri sport giovanili. Famiglie coinvolte, collaborative, capaci di sostenersi a vicenda anche nelle trasferte più impegnative. «Per fortuna il basket resta un ambiente sano – osserva Piccini –. C’è rispetto tra genitori, tra società e anche tra allenatori. Prima e dopo le partite ci si confronta sempre in maniera costruttiva».
Il valore educativo del minibasket emerge soprattutto nella gestione del gruppo. Gli Aquilotti, in particolare, rappresentano un esempio virtuoso: «Non solo non abbiamo perso ragazzi, ma se ne sono aggiunti altri nel corso dell’anno. Questo significa che il gruppo funziona, che si creano amicizie e che i ragazzi stanno bene insieme».
Una crescita che passa anche attraverso scelte tecniche precise, come quella di mescolare i livelli durante le partite. «Cerchiamo sempre di creare equilibrio – spiega –. I più avanti aiutano chi è più indietro e viceversa. È un modo per responsabilizzare tutti e far crescere il gruppo nel suo insieme».
Accanto ai campionati, la società guarda anche al futuro, investendo sui più piccoli. Tra le novità di questa stagione c’è infatti l’avviamento allo sport per bambini dai 3 ai 5 anni. «Per me è stata un’esperienza nuova – racconta Piccini –. A quell’età prevale l’aspetto ludico: si tratta di un’ora di gioco, ma è proprio attraverso il gioco che si sviluppano le capacità motorie e relazionali».
Un progetto nato per ampliare la base e rafforzare il settore giovanile, che ha già dato risposte positive. «Abbiamo formato un gruppetto di circa dieci bambini, con una buona partecipazione. È un percorso flessibile, utile anche per le famiglie per capire se può essere adatto ai propri figli».
Il movimento cresce, e con esso cambia anche la percezione del basket. «Non è più uno sport solo per alti – sottolinea il coach –. Oggi tutti devono saper fare tutto. Questo ha contribuito ad avvicinare sempre più ragazzi, insieme alla qualità del lavoro delle società».
Tra gli appuntamenti più attesi c’è il torneo Pellico Barbagli, diventato negli anni un punto di riferimento nazionale. «È un momento di confronto straordinario – spiega –. Arrivano squadre da tutta Italia, con più gruppi per categoria. È impegnativo, ma anche molto formativo».
Guardando avanti, inevitabile il tema del passaggio al basket “vero”, quello delle categorie Under. «La selezione inizia da lì, anche per regolamento – chiarisce Piccini –. Nel minibasket giocano tutti, con minutaggi uguali. Poi cambia tutto e qualcuno rischia di restare indietro. È un passaggio delicato, che va gestito con attenzione».
Ma al di là dei risultati e delle prospettive agonistiche, resta il valore umano del percorso. «Sono molto legato ai ragazzi – confessa –. Vederli crescere, migliorare e divertirsi è la soddisfazione più grande. Quando arriverà il momento di separarci non sarà semplice, ma è giusto che trovino nuovi stimoli».
È qui che il minibasket mostra il suo significato più autentico: non solo formare giocatori, ma accompagnare i ragazzi in un percorso di crescita. Un cammino fatto di amicizie, emozioni e piccoli grandi traguardi. Perché, come ricorda Piccini, «prima viene la persona, poi l’atleta».



