L’associazione UmbriaLeft APS guarda con grande preoccupazione a quanto emerso dall’inchiesta del Corriere dell’Umbria sulle visite intramoenia nella nostra regione.
Dietro ai numeri c’è una realtà che tanti cittadini conoscono fin troppo bene: quando i tempi del servizio pubblico si allungano oltre il sopportabile, l’alternativa diventa pagare. Non è una scelta libera, è spesso una scelta obbligata. Una scelta che si fa nei momenti di fragilità, quando si ha bisogno di una risposta rapida e non si può aspettare. Ma non tutti possono permetterselo.
È qui che si crea una frattura. Perché se curarsi più velocemente dipende dal portafoglio, allora il diritto alla salute smette di essere davvero uguale per tutti.
L’intramoenia, in questo contesto, non è neutrale: rischia di diventare un meccanismo che amplifica le disuguaglianze invece di ridurle.
Per questo crediamo che il nuovo Piano sanitario regionale non possa essere solo un passaggio tecnico, ma debba rappresentare una svolta vera. Servono tempi certi, scelte chiare e il coraggio di rimettere al centro il servizio pubblico: ridurre le liste d’attesa, rafforzare le strutture, dare valore a chi ogni giorno lavora nella sanità e investire seriamente in nuove assunzioni.
La sanità pubblica deve tornare a essere un punto fermo, non un percorso a ostacoli.
Perché la salute non può dipendere da quanto si può pagare.
La sanità non è una merce. È un diritto.



