Festival dei Cammini di Francesco, tra fine vita e presenza: a Pieve e Monte Santa Maria Tiberina il confronto si fa profondo

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Due giornate tra cammini, riflessioni e dialogo con Stefano Massoli e Padre Guidalberto Bormolini: al centro dignità, accompagnamento e responsabilità

Camminare, riflettere, interrogarsi sul senso della vita e della fragilità. Il Festival dei Cammini di Francesco 2026 ha vissuto un fine settimana intenso tra Pieve Santo Stefano e Monte Santa Maria Tiberina, affrontando uno dei temi più delicati e universali: il fine vita.

Un argomento spesso evitato, rimosso o affrontato con difficoltà, che il Festival – giunto alla sua decima edizione e quest’anno dedicato al tema “Statemi vicino e cantate. Il testamento di Francesco” – ha scelto invece di mettere al centro del confronto, con l’obiettivo di aprire spazi di ascolto e riflessione collettiva.

Sabato 9 maggio, la tappa di Pieve Santo Stefano si è aperta con la camminata dell’“Anello di Cerbaiolo”, tra paesaggi immersi nella natura e il fascino spirituale dell’omonimo eremo, uno dei luoghi simbolo del francescanesimo valtiberino. Un percorso condiviso insieme al Circolo degli Esploratori e accompagnato anche dal Coro Altotiberino.

Nel pomeriggio, al Teatro Comunale Giovanni Papini, il tema del fine vita è entrato nel vivo con l’incontro “Fine vita: libertà e responsabilità”, che ha visto protagonista Stefano Massoli, regista televisivo e membro dell’Associazione Luca Coscioni, in dialogo con lo storico della musica Guido Barbieri.

Un confronto diretto e intenso su dignità, autodeterminazione e libertà di scelta. Massoli ha affrontato il tema anche a partire dalla sua esperienza personale dopo la scomparsa della moglie Laura Santi, richiamando la necessità di una normativa più chiara sul suicidio medicalmente assistito e sottolineando le difficoltà che ancora accompagnano chi affronta percorsi di sofferenza estrema.

“Il tema non può essere lasciato soltanto a valutazioni etiche soggettive”, ha spiegato, evidenziando il peso delle attese e dell’incertezza burocratica per chi vive condizioni di malattia o disabilità particolarmente complesse.

Domenica 10 maggio, il Festival si è poi spostato a Monte Santa Maria Tiberina, dove la giornata è iniziata con la camminata dell’“Anello di Lippiano”, tra boschi, castagneti e scorci del territorio attorno al castello. Nonostante il meteo poco favorevole, la partecipazione ha confermato l’interesse verso una formula che unisce scoperta del territorio e riflessione culturale.

Nel pomeriggio, proprio al Castello di Lippiano, protagonista è stato Padre Guidalberto Bormolini con l’incontro “Statemi vicino. L’ultimo viaggio”, in dialogo con il professor Leonardo Magnani.

Il religioso ha riportato il discorso sul valore della presenza e dell’accompagnamento nell’ultimo tratto della vita, soffermandosi sul modo in cui la società contemporanea tende a rimuovere il tema della morte dal dibattito pubblico e dall’esperienza quotidiana.

“La morte oggi spesso non viene nemmeno nominata”, ha osservato Bormolini, invitando a recuperare una maggiore consapevolezza del limite come elemento che restituisce significato all’esistenza e alle relazioni.

Per David Gori, presidente della Fondazione Progetto Valtiberina, il fine settimana appena concluso ha rappresentato uno dei momenti più coerenti con il messaggio dell’edizione 2026: “Abbiamo scelto di affrontare temi da cui spesso si tende a scappare. Il confronto con il pubblico dimostra invece quanto siano questioni profonde e vicine alla vita delle persone”.

Il Festival proseguirà domenica 17 maggio a San Giustino, con una giornata interamente dedicata all’accessibilità e all’inclusione, tra una camminata pensata anche per persone con disabilità e incontri dedicati al diritto di vivere pienamente luoghi e comunità.

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