Lascito Mariani, Sinistra per Castello e Rifondazione: “Le donazioni non sostituiscano i fondi regionali per l’ospedale”

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Ogni investimento destinato a rafforzare l’ospedale di Città di Castello è positivo. Su questo, La Sinistra per Castello e Rifondazione comunista non hanno dubbi. Migliorare i servizi, ridurre le liste d’attesa e garantire tecnologie adeguate ai cittadini dell’Alto Tevere è una necessità concreta, soprattutto per un presidio sanitario che rappresenta uno dei quattro ospedali di riferimento regionali.

Ma accanto al giudizio favorevole sul potenziamento della sanità pubblica, arriva anche una presa di posizione netta sull’utilizzo del Lascito Mariani. Secondo le due forze politiche, infatti, appare quanto meno discutibile la scelta di destinare quelle risorse all’acquisto di apparecchiature e tecnologie sanitarie che, a loro avviso, dovrebbero invece essere finanziate direttamente dalla Regione Umbria.

Il ragionamento è semplice: se determinati macchinari sono indispensabili per garantire livelli adeguati di assistenza, allora dovrebbe essere la programmazione sanitaria pubblica a farsene carico. Anche perché, ricordano, il nuovo piano sociosanitario regionale è ancora atteso e il tema degli investimenti nella sanità umbra resta centrale nel dibattito politico.

Ma il punto, per Sinistra per Castello e Rifondazione, è soprattutto un altro e riguarda il significato stesso del Lascito Mariani. Quelle risorse – ricordano – erano state pensate per “opere di bene per alleviare le sofferenze e soccorrere quanti si trovano nel bisogno di cure e vivono nel dolore”. Una volontà precisa che, secondo le due forze politiche, dovrebbe tradursi in interventi capaci di lasciare sul territorio un segno stabile e duraturo.

Da qui la riflessione politica: investire milioni di euro in tecnologie certamente utili, ma inevitabilmente destinate con il tempo a diventare obsolete, rischierebbe di allontanarsi dal senso più profondo di quel lascito. Diverso, sostengono, sarebbe utilizzare quelle risorse per strutture permanenti, servizi dedicati alla fragilità, spazi sociosanitari o interventi in grado di restare patrimonio concreto della comunità.

Infine il messaggio rivolto anche all’amministrazione comunale: attenzione a non trasformare una donazione straordinaria in uno strumento destinato a compensare le carenze del finanziamento pubblico. La sanità, ribadiscono, ha bisogno di investimenti certi e continuativi: personale stabile, medicina territoriale, servizi sociosanitari e tecnologie acquistate con risorse regionali, senza demandare tutto alla straordinarietà di un lascito testamentario.

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