CITTÀ DI CASTELLO – Delitti irrisolti, grandi inchieste giudiziarie, il ruolo dell’informazione e le nuove sfide poste dall’intelligenza artificiale. Sono stati questi alcuni dei temi al centro dell’incontro che si è svolto venerdì pomeriggio nelle sale del Circolo Tifernate Accademia degli Illuminati, dove il giornalista e scrittore ha presentato il suo ultimo libro “L’alfabeto del sangue – Chi ha ucciso Mara Calisti?”.
L’appuntamento ha chiuso il ciclo delle iniziative collaterali della terza edizione del “Circolo del Libro 2026”, promosso dal Circolo Tifernate in collaborazione con il Comune di Città di Castello e l’assessorato alle Politiche culturali.
Ad aprire la serata è stato il vicepresidente del Circolo, Pietro Paolieri, che ha portato il saluto dell’associazione ringraziando il Comune e l’assessore Michela Botteghi per la collaborazione che accompagna da anni le attività culturali dell’Accademia degli Illuminati.
A introdurre l’incontro è stata Catia Cecchetti, curatrice della rassegna, che ha ricordato il valore di appuntamenti come questo, capaci di offrire occasioni di approfondimento su temi che vanno oltre la semplice cronaca e toccano aspetti sociali, culturali e umani della società contemporanea.
Al centro della serata il dialogo tra Fiorucci e l’ex procuratore generale della Repubblica , due figure che, da prospettive diverse, hanno attraversato alcune delle vicende più significative della cronaca giudiziaria italiana e umbra degli ultimi decenni.
Partendo dal libro, Fiorucci ha ripercorso il caso di Mara Calisti, la donna uccisa nella sua abitazione di Todi il 15 luglio 1993 con una coltellata. Un omicidio che, a distanza di oltre trent’anni, continua a non avere un colpevole e che rappresenta ancora oggi una delle pagine più oscure della cronaca regionale.
Da quel caso il racconto si è allargato ad altre vicende che hanno segnato profondamente l’opinione pubblica: dal Mostro di Foligno all’omicidio di Meredith Kercher, dal rapimento di Augusto De Megni fino alle inchieste legate al Mostro di Firenze. Episodi che Fiorucci ha seguito direttamente nel corso della sua lunga carriera giornalistica, prima nei quotidiani e poi alla guida della redazione umbra della Rai.
Cardella ha invece offerto il punto di vista del magistrato, raccontando l’esperienza maturata in decenni di attività giudiziaria, dalle indagini sulle stragi mafiose del 1992 fino ai numerosi procedimenti seguiti in Umbria e in altre procure italiane. Più volte nel corso del confronto è emersa la difficoltà di trovare un equilibrio tra la necessità di accertare la verità processuale e il peso umano che ogni vicenda porta con sé.
Particolarmente partecipato il momento dedicato al rapporto tra informazione e giustizia. Nel dibattito è stato affrontato anche il tema dell’intelligenza artificiale e del crescente impatto che le nuove tecnologie stanno avendo sulla diffusione delle notizie e sulla formazione dell’opinione pubblica.
Fiorucci e Cardella hanno evidenziato come, soprattutto nei casi di maggiore esposizione mediatica, il racconto giornalistico possa contribuire a orientare il giudizio collettivo ancora prima dell’accertamento dei fatti. Un fenomeno che, secondo entrambi, impone oggi una riflessione ancora più attenta sul ruolo dell’informazione.
Numerosi gli interventi e le domande del pubblico, che hanno trasformato la presentazione in un confronto aperto sui grandi temi della cronaca, della giustizia e della società contemporanea.
A chiudere l’incontro è stato il presidente del Circolo Tifernate, Gregorio Anastasi, che ha ringraziato ospiti e partecipanti per una serata capace di unire approfondimento culturale e riflessione civile, confermando ancora una volta l’attenzione dell’associazione verso temi di forte attualità e interesse pubblico.



