A dieci anni dalla scomparsa di don Giuseppe Amantini, il suo ricordo continua a vivere nei volti, negli abbracci e nello spirito della Festa di Giove. Una presenza mai venuta meno, quella del sacerdote che per anni ha rappresentato un punto di riferimento umano e spirituale per la piccola frazione tifernate e che il prossimo 18 giugno verrà ricordato nel decimo anniversario della morte.
Anche quest’anno Giove si è riempita di persone, volontari, amici, anziani e persone con disabilità per una giornata che ha saputo mantenere intatto il significato più autentico che don Giuseppe aveva voluto darle: stare insieme, senza differenze, condividendo tempo, relazioni e momenti di serenità.
Per chi lo ha conosciuto, la Festa di Giove era uno degli appuntamenti che più amava. Una giornata nella quale il parroco si mescolava tra la gente, accogliendo tutti con lo stesso sorriso. Poveri e benestanti, giovani e anziani, operai e professionisti sedevano agli stessi tavoli, uniti da quello spirito di fraternità che ha sempre caratterizzato la sua opera.
La giornata si è aperta con la celebrazione eucaristica presieduta da don Nicola Testamigna, presidente dell’associazione, per poi proseguire con la cena e con la musica dei Paguro Bernardo che hanno accompagnato la serata. Instancabili come sempre i volontari, riconoscibili dalle magliette gialle, impegnati a servire ai tavoli e a rendere accogliente ogni momento della festa.
Ma al di là del programma, ciò che ha colpito maggiormente è stata l’atmosfera respirata per tutta la giornata. Quella sensazione di familiarità che fa sentire chiunque parte della stessa comunità, quasi come se fosse stato invitato a casa da un amico.
È questo il lascito più grande di don Giuseppe Amantini. Uno stile fatto di semplicità, vicinanza e attenzione alle persone che continua ancora oggi a caratterizzare il Centro Accoglienza San Giovanni e tutte le iniziative che ruotano attorno alla realtà di Giove.
A dieci anni dalla sua scomparsa, il sacerdote continua così a essere presente nella memoria e nel cuore di chi lo ha conosciuto. E la festa di quest’anno ha dimostrato ancora una volta come il seme da lui lasciato continui a dare frutti, mantenendo viva una comunità che nel suo esempio continua a riconoscersi.





