Dopo quasi due anni dall’ultima interrogazione, che aveva prodotto la convocazione di un Tavolo di lavoro per affrontare concretamente il problema in maniera seria e con il coinvolgimento dei vari soggetti, nulla di fatto, o quasi, ha seguito quegli impegni presi.
Malgrado le parole dell’assessore Mariangeli, e il grande impegno delle volontarie che a tutt’oggi continuano a lavorare duramente, nessun passo avanti è stato fatto concretamente: ci auguriamo che l’ennesima interrogazione che ho di nuovo presentato serva a comprendere le motivazioni del mancato rispetto degli impegni presi dall’ Amministrazione in merito al problema del randagismo felino e a generare azioni concrete.
Urgono interventi, perché i volontari non riescono più a far fronte, né in termini economici né di spazi adeguati: quali modalità intende adottare l’ amministrazione per dare risposte concrete? Perchè si sono arenati i contatti e gli impegni per trovare un’area pubblica dove realizzare un’oasi felina dedicata? Si chiede una risposta concreta per i gatti randagi e soprattutti i cuccioli che temporaneamente non trovano altro ricovero, prima delle adozioni, che di solito sono copiose grazie alla disponibilità e all’amore per gli animali così diffuso .
Per i gatti malati c’è già il gattile di Lerchi, per la cui gestione unitamente al canile, il Comune ha una convenzione molto onerosa con ENPA.
Ma i gatti randagi sono altra cosa, e l’amministrazione non pare occuparsene malgrado per la legge sia suo compito. La Regione ha stanziato alcuni fondi: l’atto presentato chiede anche come sono stati spesi dall’ente locale e ASL.
Sono anni che ci battiamo, insieme alle associazioni di volontariato, per evitare morti e sofferenze degli animali da affezione: è ormai il tempo in cui le istituzioni facciano la loro parte, perchè accudire, alloggiare,sterilizzare, curare , nutrire i gatti e i cuccioli randagi comporta un dispendio enorme di risorse umane, di tempo ed economiche ormai insostenibile. La situazione è sempre più grave: il fenomeno è in crescita e moltissime sono le segnalazioni di cuccioli abbandonati negli scatoloni o di gruppi di randagi sparsi.
La fine che rischiano di fare questi felini è sotto gli occhi di tutti, specie lungo i cigli delle strade. Una strage annunciata. Ma non solo.
I randagi interi favoriscono, tramite accoppiamenti e lotte territoriali, la diffusione di malattie feline, e inevitabilmente anche i gatti di proprietà che vengono a contatto con tali esemplari, possono esserne contagiati.
Cosa succederebbe infatti se queste persone , di colpo, smettessero di occuparsene? I gatti randagi resterebbero del Sindaco.
Insomma, il problema è reale: servono campagne intensive per la sterilizzazione e punti di riferimento/riparo idonei, funzionali ed esteticamente non invasivi per il territorio, dove sia il volontario che il privato possano apportare il proprio aiuto per monitorare, curare e nutrire le colonie. Anche questa è civiltà.



