Conclusa l’esperienza finanziata dal PNRR con un investimento di oltre 700 mila euro. Appartamenti nel cuore di Città di Castello, percorsi formativi e inserimenti lavorativi per costruire una reale autonomia
CITTÀ DI CASTELLO – Non solo case, ma opportunità. Non soltanto assistenza, ma percorsi concreti di autonomia e inclusione. È questo il bilancio che emerge da “Vivo al Centro”, il progetto promosso dal Comune di Città di Castello come ente capofila della Zona Sociale 1 dell’Altotevere, che grazie a un finanziamento PNRR di oltre 714 mila euro ha coinvolto dodici persone con disabilità in un percorso innovativo di crescita personale, abitativa e lavorativa.
Il workshop conclusivo, ospitato nei locali di via Cesare Battisti, ha rappresentato l’occasione per fare il punto su un’esperienza durata tre anni e costruita attraverso la collaborazione tra Comuni del comprensorio, USL Umbria 1, cooperative sociali La Rondine e Asad e servizi territoriali.
Il cuore del progetto è stato il recupero di un immobile comunale nel centro storico di Città di Castello, trasformato in appartamenti destinati a persone con disabilità. Una scelta non casuale: vivere nel centro cittadino significa essere parte della vita quotidiana della comunità, costruire relazioni, frequentare luoghi e sviluppare un’autonomia reale.
Nove persone hanno sperimentato un percorso di coabitazione negli appartamenti di via Battisti, mentre altri tre utenti sono stati accolti nelle unità abitative della Casa Verde, in via Martiri della Libertà. Gli spazi sono stati dotati di sistemi domotici e tecnologie innovative per garantire sicurezza, supporto e comunicazione.
Accanto all’autonomia abitativa, il progetto ha puntato con decisione anche sulla formazione e sull’inclusione lavorativa. Tutti i partecipanti hanno seguito percorsi di alfabetizzazione digitale e svolto tirocini formativi di sei mesi presso aziende, cooperative, scuole e realtà del territorio, accompagnati da tutor e operatori specializzati.
I risultati presentati durante l’incontro finale hanno confermato il raggiungimento degli obiettivi previsti dal programma finanziato dall’Unione Europea: maggiore indipendenza personale, sviluppo delle competenze, ampliamento delle relazioni sociali e crescita dell’autostima dei partecipanti.
«Abbiamo creduto fin dall’inizio in questa opportunità offerta dal PNRR – hanno sottolineato il sindaco Luca Secondi e l’assessore alle Politiche Sociali Benedetta Calagreti – scegliendo di investire nel centro storico per garantire ai ragazzi una vera inclusione nella vita della città. I finanziamenti terminano, ma non la volontà di proseguire questo percorso».
Un concetto ribadito anche dall’assessore Calagreti, che ha evidenziato come il progetto abbia rappresentato molto più di un semplice intervento sociale: «Prendersi cura delle persone con disabilità significa prendersi cura dell’intera comunità».
Parole condivise anche dalla direttrice del Distretto Alto Tevere dell’Usl Umbria 1, Maria Grazia Brancaleoni, che ha definito l’esperienza «un importante investimento per l’inclusione sociale», sottolineando il valore educativo che questi percorsi producono anche all’interno della comunità che li accoglie.
Soddisfazione è stata espressa inoltre dalle cooperative coinvolte. Per il presidente della Rondine, Luciano Veschi, il punto di forza è stato il lavoro di rete tra pubblico e privato, capace di costruire percorsi concreti per il futuro delle persone coinvolte. La presidente di Asad, Liana Cicchi, ha invece evidenziato come il progetto abbia favorito non solo l’autonomia personale e lavorativa, ma anche una crescita significativa delle relazioni sociali, con benefici evidenti per le famiglie e per l’intero territorio.
“Vivo al Centro” si chiude dunque con un risultato che va oltre i numeri. Restano gli appartamenti, restano le competenze acquisite, ma soprattutto resta un modello che dimostra come inclusione e autonomia possano diventare realtà quando istituzioni, servizi e terzo settore lavorano nella stessa direzione. Un’esperienza che, nelle intenzioni di tutti i soggetti coinvolti, non rappresenta un punto di arrivo, ma una base da cui ripartire.







