Pieve Santo Stefano alza la voce: “I piccoli comuni montani penalizzati sui rifiuti”

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Il sindaco attacca dopo il voto in ATO Sud Toscana: respinto l’emendamento per riequilibrare i costi del servizio rifiuti tra grandi città e aree interne

Un voto che lascia amarezza e riaccende il dibattito sul futuro delle aree interne. Pieve Santo Stefano punta il dito contro il sistema di ripartizione dei costi del servizio rifiuti e denuncia una penalizzazione strutturale nei confronti dei piccoli comuni montani.

La presa di posizione arriva direttamente dall’amministrazione comunale dopo l’ultima assemblea di ATO Sud Toscana, nella quale è stato bocciato un emendamento presentato proprio dal Comune pievano, pensato per correggere il meccanismo di distribuzione dei cosiddetti “driver di costo” nella gestione dei rifiuti.

Una proposta che, numeri alla mano, aveva raccolto un consenso significativo: oltre 40 Comuni favorevoli e soltanto 15 contrari. Eppure non è bastato. A determinare l’esito finale è stato infatti il sistema di voto ponderato, che attribuisce un peso maggiore ai grandi centri urbani in base alla popolazione rappresentata.

Il nodo della questione riguarda il differenziale dei costi sostenuti dai territori. Secondo quanto spiegato dall’amministrazione, dal 2021 i comuni cosiddetti estensivi, ovvero quelli piccoli e montani, dovrebbero sostenere un costo superiore di circa il 10% rispetto ai comuni intensivi, cioè i grandi centri urbani.

Una differenza che però, sostiene il Comune, nella pratica arriverebbe anche a sfiorare il 30% in più, aggravando ulteriormente il peso economico su territori già fragili e con minori servizi.

L’emendamento proposto mirava proprio a riequilibrare questo sistema, introducendo un criterio simile a quello applicato per il servizio idrico, con un costo uniforme per tutti i territori, indipendentemente dalle caratteristiche geografiche.

Da qui la critica politica del sindaco, che denuncia una contraddizione di fondo: “Quando si parla di acqua – sostiene – ai grandi comuni conviene un sistema uniforme, mentre sui rifiuti torna comodo scaricare costi maggiori sui piccoli centri”.

Una questione che, secondo il primo cittadino, si lega direttamente al tema dello spopolamento delle aree interne, spesso al centro del dibattito nazionale ma, nei fatti, ancora senza risposte concrete.

“Se un giovane deve sostenere costi maggiori per i servizi in territori dove spesso mancano scuole, ospedali, trasporti e opportunità di lavoro – è la riflessione dell’amministrazione – la scelta di trasferirsi verso i grandi centri diventa inevitabile”.

Per il Comune di Pieve Santo Stefano, continuare a caricare costi aggiuntivi sui territori montani significa accelerarne il declino sociale ed economico, andando nella direzione opposta rispetto alla tanto invocata tutela delle aree interne.

La partita, però, sembra tutt’altro che chiusa. Il tema dei costi dei servizi nei piccoli comuni resta aperto e destinato a tornare al centro del confronto istituzionale.

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