Sansepolcro riscopre le sue radici: il forum internazionale del CeSQ racconta una Valtiberina al centro della storia

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Si sono concluse con un bilancio estremamente positivo le giornate di studio internazionale ospitate il 15 e 16 maggio 2026 presso la Biblioteca comunale Dionisio Roberti di Sansepolcro, un evento che ha saputo trasformare la Sala Coleschi in uno stimolante laboratorio intellettuale di respiro europeo. Il simposio, intitolato “Valtiberina-Appennino-Adriatico: percorsi, scambi e identità culturale nell’età del Ferro”, ha visto il sapere accademico farsi patrimonio collettivo, riscattando l’Alta Valtiberina dall’antico pregiudizio di terra povera di testimonianze archeologiche. Al contrario, le indagini presentate hanno delineato il profilo di un territorio che, tra il IX e il V secolo a.C., fungeva da snodo strategico e pacifico per i flussi commerciali tra l’Etruria, l’area umbra e il versante adriatico. Promossa dal Centro Studi sul Quaternario (CeSQ) in sinergia con i principali atenei italiani e stranieri, la manifestazione ha beneficiato del patrocinio del MIC e del Comune di Sansepolcro, richiamando un parterre di esperti di altissimo profilo. La sessione inaugurale, guidata dalla Prof.ssa Adriana Moroni in qualità di Presidente e Direttore Scientifico del CeSQ, ha visto l’avvicendarsi di studiosi come Marco Benvenuti, Jacopo Crezzini, Cristiano Iaia, Jacopo Francesco Tulipano della Soprintendenza archeologica locale e Marco Pacciarelli, mentre la seconda giornata ha allargato la prospettiva verso l’Europa e le regioni limitrofe grazie ai contributi di Joachim Weidig, Diego Voltolini e Claudio Negrini, supportati dai funzionari delle Soprintendenze di Ancona, Pesaro-Urbino, Ravenna, Forlì-Cesena e Rimini.

Le relazioni hanno gettato le basi per ambiziosi percorsi di ricerca interdisciplinare, orientati a esplorare il profondo legame tra l’uomo e l’ecosistema e a promuovere una cooperazione territoriale sempre più organica. Il confronto sistematico tra la realtà valtiberina e i versanti marchigiano-romagnoli ha rivelato una pluralità di insediamenti riconducibili a una matrice culturale comune, in cui Sansepolcro si è confermata centro di primo piano. I siti valtiberini del Gorgo del Ciliegio e del Trebbio rappresentano in tal senso due pilastri fondamentali: il primo costituisce un archivio eccezionale per ricostruire la quotidianità di circa 3.500 anni fa, mentre il secondo emerge come un centro protourbano di vasta scala, esteso su 30 ettari e dotato di fornaci che narrano di una comunità evoluta e aperta al mondo. Questo successo riflette la ricchezza del CeSQ di Sansepolcro, una struttura d’eccellenza capace di spaziare dall’indagine sul campo alla didattica, dalla ricerca alla catalogazione metodica, grazie al lavoro di un team affiatato composto da Stefania Dindelli, Lucio Milani e Gianpiero Laurenzi.

Particolarmente suggestiva è stata la parentesi dedicata al food preistorico, dove la “zuppa del Gorgo del Ciliegio” ha offerto ai presenti un vero viaggio nel tempo sensoriale, riproponendo una ricetta di epoca remota basata sullo studio scientifico di antichi semi locali. Questa iniziativa non è rimasta fine a sé stessa, ma ha aperto la strada a futuri e auspicabili programmi di valorizzazione, capaci di coniugare il rigore della ricerca con la promozione dell’identità territoriale. Tale recupero delle radici culinarie si sposa idealmente con la figura del Cavaliere del Trebbio, il celebre manufatto fittile che raffigura un aristocratico privo di armi, divenendo simbolo universale di accoglienza e mediazione. L’incontro si è dunque chiuso con l’auspicio che i numerosi e variegati temi esposti confluiscano presto nella pubblicazione ufficiale degli atti, trasformando il messaggio di civiltà e cooperazione lanciato da Sansepolcro in un’eredità viva per le generazioni future.

Foto di Pierluigi Rossi

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