Paolo Bettacchioli: “La Bocciofila Città di Castello rischia di restare senza casa”

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Il presidente della storica società lancia l’allarme sul futuro dell’impianto. Tra problemi strutturali, incertezze sulla sede e la ricerca di una soluzione condivisa, cresce la preoccupazione per una realtà che da cinquant’anni rappresenta sport, socialità e aggregazione per la città.*

Presidente Bettacchioli, perché oggi la Bocciofila Città di Castello guarda al futuro con preoccupazione?

«Perché l’impianto che gestiamo ormai da cinquant’anni potrebbe non essere più utilizzabile nel giro di poco tempo. Dopo la festa per il cinquantesimo anniversario abbiamo dovuto tornare a fare i conti con una situazione che conosciamo da anni: la struttura necessita di interventi importanti e la proprietà ci ha più volte comunicato di non essere intenzionata a sostenere lavori di manutenzione straordinaria. Questo significa che il futuro della nostra sede è fortemente a rischio».

Da quanto tempo esiste questa criticità?

«Le prime preoccupazioni concrete risalgono al 2013. Già allora emergevano problemi legati alla sicurezza e alla manutenzione dell’impianto. Nel tempo siamo andati avanti grazie alla collaborazione di varie persone e delle amministrazioni che si sono succedute, ma la situazione di fondo non è mai stata risolta definitivamente».

Qual è oggi lo scenario più probabile?

«Che entro la metà del 2027 si debba lasciare l’attuale sede. Il sindaco si è speso molto per cercare di allungare i tempi e questo va riconosciuto, ma noi abbiamo il dovere di pensare prima a quello che accadrà dopo. Non possiamo aspettare l’ultimo momento».

Se la sede attuale dovesse chiudere, quali alternative avete?

«A Città di Castello l’unico altro impianto disponibile è quello di Cerbara. Per questo abbiamo avviato un confronto con la Bocciofila Cerbara e con l’amministrazione comunale. Noi non siamo contrari al dialogo, anzi. Chiediamo però che la Bocciofila Città di Castello possa mantenere la propria identità, la propria storia e i propri spazi».

Avete proposto anche una fusione tra le due società?

«Abbiamo avanzato una proposta che prevedeva una Bocciofila unica, valorizzando tutte le categorie, il settore giovanile, il femminile e il lavoro con il territorio. La risposta della Bocciofila Cerbara è stata quella di privilegiare, almeno per il momento, una convivenza tra le due realtà, rinviando eventuali discorsi di fusione a un secondo momento».

Cosa chiedete concretamente al Comune?

«Chiediamo pari dignità. La Bocciofila Città di Castello è una realtà storica della città e svolge una funzione che va ben oltre l’attività sportiva. Se saremo costretti a lasciare la sede attuale, chiediamo che venga individuata una soluzione che ci permetta di continuare a esistere. Noi immaginiamo una presenza all’interno dell’impianto di Cerbara con spazi ben definiti e una gestione condivisa attraverso un comitato che possa garantire equilibrio e collaborazione».

Perché ritiene così importante salvaguardare questa realtà?

«Perché non parliamo soltanto di bocce. La nostra è una funzione sociale. Ogni giorno frequentano la struttura tante persone anziane, ma organizziamo anche iniziative con il mondo della disabilità, come quelle realizzate insieme alla Beata Margherita. Sono attività che creano inclusione, amicizia e aggregazione. Perdere tutto questo sarebbe una sconfitta per l’intera città».

La Bocciofila Città di Castello come sta dal punto di vista economico?

«È una società sana. Paghiamo regolarmente oltre 1.400 euro al mese, non abbiamo debiti e siamo riusciti negli anni a mantenere i conti in ordine grazie all’attività sportiva, alle sponsorizzazioni e all’impegno dei soci. Questo dimostra che sappiamo gestire le nostre risorse e che vogliamo continuare a farlo».

Qual è il messaggio finale che vuole lanciare?

«La soluzione si può trovare. Non stiamo chiedendo privilegi ma la possibilità di continuare a svolgere un servizio per la comunità. La Bocciofila Città di Castello compie cinquant’anni di storia e merita di avere un futuro. Confidiamo nel dialogo, nel buon senso e nella volontà di tutte le parti coinvolte di arrivare a una soluzione condivisa».

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