Il consigliere comunale attacca la Regione: “Problemi prevedibili, ma nessuna programmazione. I cittadini non possono pagare le conseguenze”.
A San Giustino torna a preoccupare la situazione della sanità territoriale. A lanciare l’allarme è il consigliere comunale della Lega Corrado Belloni, che denuncia una doppia criticità: il pensionamento imminente di un medico di medicina generale e la chiusura della guardia medica nella giornata di domenica 19 luglio.
Secondo Belloni, dal prossimo 31 luglio un medico di famiglia lascerà il servizio per raggiunti limiti di età, lasciando senza riferimento circa 1.100 assistiti. Un problema che, evidenzia, era noto da tempo e che avrebbe dovuto essere affrontato con una programmazione adeguata.
“Non è accettabile – afferma – arrivare all’ultimo momento senza una soluzione. Ancora una volta i cittadini rischiano di trovarsi davanti al fatto compiuto, mentre gli altri medici del territorio hanno già raggiunto il numero massimo di assistiti”.
Alle difficoltà legate ai medici di famiglia si aggiunge poi la situazione della continuità assistenziale. Belloni ricorda infatti che domenica 19 luglio la sede della guardia medica di San Giustino resterà chiusa e il servizio sarà assicurato soltanto da Città di Castello, con due medici impegnati nel turno diurno per un bacino di utenza di circa 60 mila persone.
“Se questa è la situazione in una normale domenica estiva – osserva il consigliere – è inevitabile chiedersi cosa potrà accadere nelle prossime settimane. È il segnale di un sistema che sta mostrando tutte le sue difficoltà”.
Da qui anche l’affondo politico nei confronti della presidente della Regione Umbria, Stefania Proietti. Per Belloni, la sanità territoriale continua a perdere servizi proprio mentre ai cittadini vengono chiesti maggiori sacrifici economici.
“La salute – conclude – non può essere lasciata all’improvvisazione. Chiediamo alla Regione di intervenire subito per garantire ai cittadini di San Giustino un medico di famiglia e un servizio di continuità assistenziale adeguato. Sono diritti fondamentali che non possono essere messi in discussione”.



