Decreto del commissario ad acta: genitori e famiglie annunciano la mobilitazione
Sale la preoccupazione a Città di Castello dopo il decreto pubblicato mercoledì 28 gennaio dal commissario ad acta che prevede l’accorpamento dell’istituto Alighieri-Pascoli ai due circoli didattici cittadini. Una decisione che, secondo genitori e comunità scolastica, produrrà effetti pesanti sull’organizzazione, sulla qualità dell’offerta formativa e sulla continuità didattica.
In concreto, il provvedimento comporterà il taglio delle dirigenze scolastiche, del personale di segreteria e del personale A.T.A., con una gestione centralizzata che rischia di indebolire la capacità di risposta ai bisogni specifici di bambini e ragazzi nelle diverse fasce d’età. La dirigenza unica, chiamata a coordinare più plessi scolastici, potrebbe trovarsi in difficoltà nella gestione quotidiana, soprattutto sul fronte della sicurezza e delle emergenze, già oggi complessa in un sistema scolastico articolato sul territorio.
Non meno rilevanti le ricadute sul rapporto scuola–famiglia. L’accorpamento, secondo i promotori della protesta, rischia di rendere meno immediato il dialogo con i genitori, allungando i tempi di risposta e complicando l’attivazione di progetti educativi o di interventi personalizzati. Un quadro che potrebbe tradursi in una progressiva difficoltà nel mantenere un’offerta formativa di qualità.
A rendere la situazione ancora più delicata è la condizione della scuola Dante Alighieri, attualmente priva di una sede fisica dopo la demolizione dell’edificio e in attesa della ricostruzione. Un contesto già fragile che, secondo le famiglie, avrebbe richiesto scelte condivise e un percorso di confronto con le istituzioni, piuttosto che un intervento calato dall’alto.
Da qui l’annuncio della mobilitazione: domenica 1 febbraio, alle ore 11.00 in via Ferrer, i genitori invitano la popolazione a partecipare alla manifestazione contro il dimensionamento scolastico. Una protesta che punta a chiedere chiarezza, dialogo e un piano organico capace di tutelare studenti, famiglie e personale scolastico.
La domanda che resta sullo sfondo, e che anima il dibattito cittadino, è una sola: perché una decisione di tale portata è stata assunta senza un confronto preventivo e senza un progetto condiviso per il futuro della scuola tifernate?



