Castagnole e vinosanto: il connubio irresistibile del Carnevale a Città di Castello

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Scopriamo insieme le prelibatezze di una delle più antiche pasticcerie della città, dove tradizione e sapore si incontrano

Castagnole e vinosanto da uve affumicate: connubio unico ed irresistibile di prelibatezze che si possono trovare a carnevale e non solo, a Città di Castello – Presentazione in centro storico in una delle più antiche pasticcerie che ha superato il  mezzo secolo di attività
Castagnole e vinosanto da uve affumicate: connubio unico ed irresistibile di prelibatezze che si possono trovare a carnevale e non solo, a Città di Castello. Le castagnole, un dolce soffice al palato che nasce da un impasto di ingredienti semplici rigorosamente a chilometro zero come uova, farina,  zucchero, burro, olio, lievito. Si impastano e si friggono in pochissimo tempo e si propongono da queste parti in due varianti condite al miele o alchermes (tipiche queste ultime di Città di Castello). La maestra pasticcera Milena Nardiche da oltre 35 anni gestisce assieme al marito Giancarlo Benedetti, al figlio Nicola e alla sorella Sonia, un vero e proprio tempio del gusto, una antica pasticceria (attiva dal 1970) nel cuore del centro storico della città, nel rione “Mattonata” a pochi passi dalla pinacoteca comunale dove sono custodite le opere dei più grandi artisti del rinascimento, da Raffeallo a Signorelli. Le castagnole sono un dolce  tipico dei quartieri popolari di Città di Castello  diffuso, con aggiunte spurie anche in altri luoghi dell’Alto Tevere Umbro, che nasce negli anni a cavallo tra il cinquanta e sessanta del secolo trascorso.  Nel Teatro Comunale di Città di Castello, “Teatro degli Illuminati”, si svolgevano durante il Carnevale i “Vejoni” ( feste danzanti  molto popolari ). I primi veglioni erano due : quello dei tipografi organizzato dalle associazioni operaie e molto popolare, e quello Tricolore, più aristocratico ed organizzato dall’Associazione Commercianti cittadina. A questi due seguirono ,ma solo dopo alcune edizioni, quelli dei Rioni San Giacomo,  Prato,  Mattonata, Rignaldello, della Cambiale, che sostituì quello Tricolore. Nei veglioni popolari era uso che gruppi familiari o di conoscenti prendessero in affitto un palco del Teatro come base logistica per i successivi balli. Dopo la mezzanotte i balli si interrompevano momentaneamente per permettere agli intervenuti di cenare. La cena veniva portata dall’esterno, e alcuni membri della compagnia o delle famiglie si recavano rapidamente a casa per prendere le libagioni già pronte per il consumo. Addirittura si preparavano primi a base di tagliatelle, ravioli, cappelletti e poi per dolce le prelibate “castagnole” attese tutto l’anno. La ricetta originale ce l’ha spiegata  Milena affiancata dal gastronomo Slow Food, Sergio Consigli e da un apicoltore, Luciano Pulcinelli, produttore di miele della zona e di vinosanto affumicato, una prelibatezza unica e ricercata. Le castagnole  infatti possono essere abbinate  ad alcuni vini ed in particolare a vinosanto una tradizione che appartiene a tutte le aree vitivinicole di Toscana e Umbria. Ma nell’alta Valtiberina, intorno a Città di Castello, nei secoli le famiglie hanno elaborato una tecnica che ha reso unico e originale questo prodotto: l’appassimento dei grappoli o coppiole (grappoli appesi uniti a due a due) è fatto in locali ricchi di fumo, per la presenza di camini e stufe, e questo dona una nota affumicata al prodotto finale. Per tutelare e promuovere questo prelibato prodotto da anni è attivo un apposito consorzio del vinosanto affumicato dell’alta valle del tevere. Nel corso della presentazione dell’inedito abbinamento del gusto, alla presenza tra gli altri del sindaco Luca Secondi, del consigliere regionale, Letizia Michelini, del presidente del consiglio comunale, Luciano Bacchetta, dell’imprenditore, Francesco Polidori, del maestro “chef”, Pierluigi Manfroni e dei giornalisti tifernati, Consigli ha ripercorso le tappe storico-gastronomiche dell’abbinamento fra castagnole e vinosanto anticipando interessanti progetti a livello di ricerca e studi i cui risultati potrebbero definitivamente consacrare il vinosanto da uve affumicate prodotto in altotevere come eccellenza unica a livello nazionale.

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