Arcaleni (Castello Cambia): “Costi eccessivi, eliminare alcuni balzelli e bloccare gli aumenti. Riaprire al pubblico l’ufficio di Città di Castello almeno un giorno a settimana”
CITTÀ DI CASTELLO – “Serve un impegno reale e congiunto dei Comuni per far valere le ragioni dei cittadini”. È la posizione espressa da Emanuela Arcaleni, capogruppo di Castello Cambia, al termine della Commissione convocata dopo l’interrogazione presentata nei mesi scorsi sul tema del caro bollette dell’acqua.
Alla seduta erano presenti i rappresentanti di AURI, di Umbra Acque e gli avvocati di ADIC (Associazione per i Diritti dei Cittadini). Al centro del confronto i motivi di un costo del servizio idrico che in Umbria risulta tra i più alti d’Italia. Secondo il XX Rapporto di Cittadinanzattiva sul servizio idrico integrato, la spesa media sostenuta dalle famiglie umbre nel 2024 è pari a 634 euro, in aumento del 6,7% rispetto al 2023. Rispetto al 2019 l’incremento regionale è del 29,7%. Un dato superiore alla media nazionale, che si attesta sui 500 euro a famiglia, mentre la regione meno costosa è il Molise (234 euro), dove il servizio è gestito principalmente attraverso un approccio pubblico con un ruolo centrale dell’Ente di Governo dell’Ambito.
Il gestore ha motivato gli aumenti con il rialzo dei costi energetici. Tuttavia, alla richiesta di chiarimenti sugli investimenti per impianti di autoproduzione energetica, è stato ammesso un ritardo. I 50 milioni stanziati sono destinati in gran parte alla sostituzione di condotte obsolete e alla riduzione delle dispersioni, interventi resi possibili grazie ai fondi PNRR.
È stato inoltre precisato che gli utili vengono reinvestiti e non distribuiti come dividendi. “E ci mancherebbe – sottolinea Arcaleni – visto che derivano dai costi sostenuti dagli utenti e che l’acqua, bene essenziale, non può essere utilizzata per fare utili ma deve essere garantita in modo equo”.
Resta però senza risposta la richiesta di riapertura al pubblico dell’ufficio di Città di Castello almeno un giorno a settimana, proposta che in Commissione ha raccolto il sostegno dei commissari.
“Registriamo una scarsa disponibilità ad affrontare il nodo principale: l’abbattimento dei costi e l’utilizzo degli utili per ridurre l’impatto delle bollette sui consumatori. AURI è composta al 100% dai Comuni umbri e Umbra Acque è partecipata al 60% dai Comuni e per il 40% da ACEA: la parte pubblica si metta al lavoro per tutelare concretamente i cittadini”, conclude Arcaleni.



