Si è tenuta, nella Sala del Circolo ACLI di Piosina, la conferenza dal titolo Cellulare e Intelligenza Artificiale: Strumenti di Pace, promossa dal Circolo ACLI insieme alle cinque parrocchie del territorio: San Bartolomeo in Astucci, San Biagio in Nuvole, San Martino in Giove, San Lorenzo in Lerchi e Sant’Ansano in Piosina. L’occasione era duplice: gli ottocento anni dalla morte di San Francesco d’Assisi e la crescente urgenza di interrogarsi sul rapporto tra tecnologia digitale, intelligenza artificiale e vita quotidiana. La sala era gremita di un pubblico numeroso e attento, composto da persone di ogni età, a testimonianza di quanto questi temi tocchino da vicino la comunità e di come la domanda di senso intorno al digitale non sia più appannaggio degli esperti, ma di tutti.
Ad aprire la serata è stato Padre Giuseppe Renda OFM con la relazione Francesco “comunicatore” di Dio, che ha proposto una lettura inedita e suggestiva del Santo di Assisi come grande comunicatore. Prima della conversione, ha osservato il frate, Francesco comunicava se stesso: i suoi sogni di gloria, la sua sete di avventura, il desiderio di essere amato e ammirato. Dopo la conversione, ha comunicato Dio, e lo ha fatto soprattutto con il corpo, con la presenza fisica, con il gesto concreto e radicale. Francesco non annunciava con le parole prima di aver vissuto con le scelte. Amava dialogare con il creato attraverso la musica e il canto, trovando nel linguaggio artistico una strada privilegiata verso il cuore delle persone. Il culmine di questa comunicazione è stato il Cantico delle Creature, scritto nel pieno della malattia e della sofferenza, eppure capace di trasformarsi in una celebrazione radiosa e commossa della vita. Un modello di comunicazione radicalmente umana, in cui il messaggio e il messaggero sono inscindibili: Francesco non parlava di Dio, lo mostrava.
Ha preso poi la parola la dottoressa Gaia Luzzi, psicologa e psicoterapeuta, con la relazione Cellulare e Intelligenza Artificiale: strumenti di pace o di distanza? La pace, ha sottolineato, non è solo una condizione sociale o politica: è innanzitutto una condizione psicologica, che si costruisce dall’interno. Il nostro cervello è strutturato a più livelli evolutivi: quando ci sentiamo minacciati o sopraffatti, reagiamo con la parte più antica e primitiva, quella che non ci lascia spazio per scegliere ma ci spinge alla reazione automatica, alla difesa, alla fuga o all’attacco. È invece la parte più evoluta del cervello, sede del pensiero riflessivo, che ci restituisce la libertà di rispondere invece di reagire, di valutare invece di subire. Questo vale anche nel rapporto con la tecnologia: gli strumenti digitali e l’intelligenza artificiale non sono buoni o cattivi in sé, come ogni tecnologia. Possono ferire o aiutare, proprio come un coltello può essere un’arma o un utensile da cucina. La differenza sta sempre nella consapevolezza, nella libertà interiore e nella maturità di chi li utilizza. Una riflessione che ha invitato il pubblico a guardare al proprio rapporto con lo smartphone non solo come una questione di abitudini, ma come una questione di salute psicologica e di libertà personale.
Don Moreno Migliorati ha proposto, con la relazione Oltre l’algoritmo: la sapienza del cuore per disarmare la tecnologia, una riflessione articolata sul pensiero della Chiesa in materia di intelligenza artificiale. Punto di partenza è stato il recente Messaggio di Papa Leone XIV per la Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali, intitolato Custodire voci e volti umani: un documento che, ha sottolineato il relatore, non è un testo teologico per addetti ai lavori, ma un’analisi culturale e sociale che riguarda tutti, credenti e no. Il Papa individua con precisione i rischi che stiamo correndo: gli algoritmi dei social media progettati per premiare le emozioni rapide e la facile indignazione a scapito del pensiero critico; i chatbot che simulano relazioni umane diventando, nelle parole stesse del Pontefice, «architetti nascosti dei nostri stati emotivi»; il controllo di poche grandi aziende su ciò che milioni di persone vedono, leggono e pensano ogni giorno. Ma Leone XIV non si ferma alla denuncia: indica anche una strada, fondata su tre pilastri, responsabilità, cooperazione ed educazione, e chiede a tutti, comunità religiose comprese, di contribuire a costruire una cittadinanza digitale consapevole. La risposta alla sfida tecnologica, ha concluso Don Moreno, non è la fuga dalla tecnologia né la sua accettazione acritica: è riscoprire quella «sapienza del cuore» che nessun algoritmo potrà mai replicare, quella capacità di incontrare davvero l’altro con il suo volto e la sua voce irripetibili, di custodire la fatica del pensiero e la profondità delle relazioni umane autentiche.
A tirare le fila degli interventi è stato Don Giorgio Mariotti, che con equilibrio e profondità ha saputo raccogliere i fili delle tre relazioni in una sintesi capace di restituire unità e direzione alla serata, consegnando al pubblico non risposte preconfezionate ma domande vive con cui continuare a camminare. Un appuntamento riuscito, partecipato e per molti versi sorprendente, che ha dimostrato come anche a livello locale sia possibile, e necessario, fare cultura seria su temi che riguardano tutti, a partire dalle comunità di base che sono il tessuto più vivo della nostra società.






