CITTÀ DI CASTELLO – Un “no” politico, netto e quasi unanime, ma con la consapevolezza che potrebbe non bastare. Il Consiglio comunale di Città di Castello ha bocciato il progetto di impianto fotovoltaico privato previsto a Bivio Lugnano, insieme alla relativa variante urbanistica, accogliendo la proposta della giunta. A votare contro l’intervento sono stati quasi tutti i gruppi presenti; contraria solo Unione Civica Tiferno, mentre la Lega ha lasciato l’aula prima del voto.
La partita, però, resta aperta. Perché l’ultima parola spetta alla Regione Umbria nell’ambito della conferenza dei servizi per l’autorizzazione unica: un passaggio che, come emerso chiaramente in aula, potrebbe di fatto superare il parere del Comune.
Il progetto, presentato da una società privata con sede legale a Bolzano, prevede la realizzazione di un impianto da circa 6 megawatt su un’area agricola di sei ettari. Un intervento che, come ha ricordato il vicesindaco con delega all’Urbanistica Giuseppe Stefano Bernicchi, si colloca in una zona tutelata dal Piano regolatore generale: “Parliamo di un’area agricola con vincolo di salvaguardia, di grande valore paesaggistico e storico, sotto la Basilica di Canoscio e vicino al sito di Pian dei Brusci”.
Da qui la scelta dell’amministrazione: difendere il PRG e ribadire un orientamento contrario. “Il nostro è un passaggio obbligato – ha spiegato Bernicchi – ma la normativa nazionale sulle rinnovabili potrebbe portare comunque all’approvazione del progetto”.
Un tema, quello del margine decisionale dei Comuni, che ha attraversato tutto il dibattito. “Di fatto diciamo no, ma rischiamo di essere costretti a dire sì”, ha sintetizzato il consigliere del PSI Ugo Mauro Tanzi, evidenziando i limiti imposti dalla normativa che spinge sulla transizione energetica.
Sulla stessa linea Fabio Bellucci (Lista Civica Secondi), che ha richiamato anche il confronto con i cittadini: “Il rischio è che il Comune non abbia voce e che il territorio venga progressivamente coperto da impianti, nonostante le tutele previste dal piano urbanistico”.
Più politico l’intervento del capogruppo PD Gionata Gatticchi, che ha posto l’accento sul ruolo delle istituzioni locali: “Non è un voto contro le rinnovabili, ma contro un modello calato dall’alto, che consuma suolo di pregio e non coinvolge i territori”.
Un concetto ribadito anche da Emanuela Arcaleni (Castello Cambia): “La transizione ecologica non può essere fatta pagare ai territori”. Da qui la proposta di tornare a ragionare su strumenti di tutela più forti e su modelli alternativi, come le comunità energetiche.
Contrarietà al progetto anche da Fratelli d’Italia, con Elda Rossi che ha richiamato il quadro europeo e nazionale: “Gli obiettivi sulle rinnovabili sono imposti, ma questo non significa accettare impianti che rischiano di compromettere aree di alto valore paesaggistico”.
Critico, invece, l’atteggiamento della Lega, con Valerio Mancini che ha scelto di non partecipare al voto, attaccando le politiche europee definite “lontane dagli interessi dei territori”.
A chiudere il dibattito il sindaco Luca Secondi, che ha difeso le scelte urbanistiche del Comune: “Il nostro PRG aveva già individuato aree idonee per le rinnovabili, privilegiando quelle compromesse. Una visione che oggi viene superata da normative successive”.
Il Consiglio ha quindi dato mandato alla dirigente Marcella Mariani di rappresentare il Comune in conferenza dei servizi, sostenendo il parere contrario e chiedendo anche verifiche sul sito produttivo a cui l’impianto si collegherebbe.
Il messaggio politico è chiaro. Ma ora la decisione finale potrebbe arrivare da Perugia, e andare in direzione opposta.



