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Il giorno 16 febbraio prende il via il progetto teatrale “L’italiano… che spettacolo” di Laboratori Permanenti in collaborazione con Associazione Il Timone e con l’Istituto di Istruzione Superiore “G. Giovagnoli” di Sansepolcro, dedicato a studenti stranieri non italofoni.


Il progetto intende fornire, in connubio con lo studio dell’Italiano realizzato dalla Associazione Il Timone, un parallelo coinvolgimento dei ragazzi stranieri iscritti al Liceo Artistico e all’Istituto Professionale attraverso il Teatro, utilizzandone la pratica come forma di apprendimento del senso della parola e della sintassi linguistica, attraverso giochi di improvvisazione che danno vita a una socializzazione immediata.

Si tratta di un importante progetto teatrale che lavora sull’inclusività e l’educazione. Il laboratorio si rivolge a studenti non italofoni inseriti nelle classi della Scuola Secondaria di 2° grado. Nella maggior parte dei casi si tratta di ragazzi/e stranieri arrivati da poco in Italia o che comunque non hanno ancora una sufficiente padronanza della lingua italiana per comunicare o per seguire il percorso didattico della propria classe.
L’Associazione Il Timone curerà il laboratorio linguistico, mentre Laboratori Permanenti con Caterina Casini si occuperà della parte teatrale, cioè di ‘trasportare’ la parola italiana in scena, così, tramite questo percorso di analisi e studio i ragazzi non italofoni potranno giungere alla scoperta del senso della parola attraverso procedimenti sperimentali, per arrivare con l’azione scenica alla conoscenza del suo significato profondo.


La Professoressa Donata Leandri è la responsabile del progetto, in quanto referente della Commissione Intercultura dell’ I.IS. “G. Giovagnoli”; tale commissione è stata fortemente voluta dal Dirigente Scolastico Prof. Giuseppe De Iasi data la presenza dei numerosi alunni non italofoni che frequentano l’Istituto.

Il Teatro diventa così veicolo di apprendimento: la necessità di dire una battuta, che abbia senso e inneschi una azione in scena, chiederà una partecipazione olistica, l’uso delle parole avrà una tale necessità che permetterà all’apprendimento di divenire sicuro e di corrispondere al sentire di ciascuno.


Tutto questo lavoro avrà in parallelo il lavoro di creazione del gruppo, fondamentale perché la comunicazione sia diretta, immediata, e perché si inneschi l’assenza di giudizio verso gli altri e verso sé stessi.
Un progetto, dunque, che unisce apprendimento, inclusività e gioco, che punta a un coinvolgimento fisico ed emotivo degli alunni che li conduca a saper usare la lingua, e quindi a imparare divertendosi.

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