Ieri pomeriggio nel Salone consiliare del Comune di Città di Castello presentato il libro “Abbiamo detto NO

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Ieri pomeriggio nel Salone consiliare del Comune di Città di Castello è stato presentato il libro “Abbiamo detto NO – Dieci internati militari italiani nei campi nazisti 1943-1945” di Enrico Iozzelli e Susanne Wald. Erano presenti il Sindaco Luca Secondi, Alvaro Tacchini (Presidente dell’Istituto storico Gabriotti), Marco Terzetti (Associazione nazionale ex internati Perugia), Pierino Monaldi (orfano di guerra e Presidente del Comitato familiari dei caduti sepolti nel cimitero di Ojendorf).
Il volume, nato da un’iniziativa del Comites di Hannover, approfondisce la storia degli internati militari italiani (Imi) e della loro resistenza senza armi nei lager nazisti.


Nel libro sono raccontate le vite di 10 soldati italiani, scelti in modo da rappresentare le tante storie che caratterizzano l’internamento dei militari italiani nei lager nazisti. I protagonisti del libro provengono da regioni diverse e sono stati internati in diversi campi di prigionia; alcuni sono giovanissimi, altri già adulti; alcuni hanno mogli e figli; molti aiutano le famiglie nei lavori agricoli, altri sono operai, impiegati, studenti universitari. Non tutti hanno lo stesso orientamento politico, né si sono confrontati con il fascismo allo stesso modo, ma tutti dopo l’8 settembre 1943 rifiutano di combattere al fianco della Germania nazista e della Repubblica Sociale Italiana.
A causa di quel rifiuto sono considerati “traditori” e sfruttati nell’apparato produttivo nazista, costretti a condizioni di vita e prigionia disumane.


Le loro storie sono il paradigma di quanto accaduto a circa 650.000 militari italiani, che dopo l’8 settembre 1943 seppero dire no al regime nazifascista. La scelta degli Imi fu carica di significati e ancora oggi mostra come sia possibile mantenere vivi i propri valori anche nei momenti più bui della propria esistenza.
Tra le storie ricordate nel libro anche quella di Giuseppe Monaldi, nato a città di Castello il 13 marzo 1913, catturato a Dubrovnik nel settembre 1943 e internato in vari lager nazisti con il numero di matricola 77651 VIC. Al momento del suo arresto, la moglie Teresa Sensi era incinta del terzo figlio.


Monaldi non riuscì a tornare dalla prigionia. Morì il 1° maggio 1945, nonostante fosse stato liberato e preso in cura dalle truppe alleate, dopo una permanenza di alcune settimane all’ospedale di St. Josef a Oberhausen-Sterkrade. Morì per le dure condizioni di vita a cui era stato costretto nei venti mesi precedenti, per la fame, la fatica, il duro lavoro, le violenze subite durante la prigionia.
Non conobbe mai suo figlio Pierino, che ieri ha ricordato questa dolorosa vicenda familiare con un toccante ed accorato intervento, sottolineando la necessità di non dimenticare quanto accaduto agli Imi e in particolare ai quasi sessantamila morti durante la prigionia, che seppero dare la vita per le idee in cui credevano.


Pierino è riuscito a visitare la tomba di suo padre soltanto nel 1997. Ricordando le tante sofferenze patite per la mancanza del padre, ammonisce: “Vorrei tanto che il sorriso di un bambino non venga più spento da una guerra che gli ha negato l’abbraccio del padre.”

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