“Contro la guerra serve una scelta politica chiara”
Il Comune di Città di Castello ha partecipato questa mattina alla Marcia per la Pace, promossa nell’ambito del Meeting Nazionale delle Scuole di Pace “Sui Passi di Francesco”, che ha coinvolto centinaia di studenti provenienti da tutta Italia.
In rappresentanza istituzionale della comunità tifernate era presente il capogruppo del Partito Democratico in Consiglio comunale, Gionata Gatticchi.
Una partecipazione che si inserisce nella tradizione umbra della nonviolenza e dell’impegno civile, nel solco tracciato da Aldo Capitini e dell’eredità universale di San Francesco d’Assisi.
“Essere qui oggi non è un gesto simbolico, ma una presa di posizione politica. In un mondo attraversato da conflitti sempre più brutali, la pace non può essere evocata in modo retorico: deve diventare una scelta concreta delle istituzioni”, ha dichiarato Gatticchi.
Il riferimento alla situazione internazionale è stato diretto:
“Dall’Ucraina a Gaza, fino alla crisi in Iran, assistiamo a una spirale pericolosa in cui il diritto internazionale viene sistematicamente svuotato. Si sta normalizzando l’uso della forza come strumento ordinario delle relazioni internazionali, a scapito di dialogo e diplomazia. È una regressione grave che rende tutti più insicuri”.
Gatticchi ha quindi sottolineato la necessità di una posizione netta anche a livello nazionale ed europeo:
“L’Italia e l’Europa devono tornare a essere protagoniste di pace, non comprimarie di una nuova corsa agli armamenti. Servono cessate il fuoco immediati, rilancio della diplomazia multilaterale e un impegno credibile per il disarmo. La pace non è neutralità: è una scelta di campo contro la guerra e ogni forma di sopraffazione”.
Particolare rilievo alla presenza delle giovani generazioni:
“Vedere ragazze e ragazzi camminare insieme per la pace è un segnale forte e una responsabilità per le istituzioni. Non basta accompagnarli: occorre dare risposte politiche coerenti alla loro domanda di futuro”.
Nel suo intervento, il capogruppo ha infine richiamato il legame tra pace e giustizia sociale:
“Non può esserci pace senza giustizia sociale. Disuguaglianze e marginalità alimentano i conflitti. La pace significa diritti, dignità del lavoro, cooperazione tra i popoli e redistribuzione delle risorse”.
Un ultimo passaggio è stato dedicato al ruolo degli enti locali:
“I Comuni non sono marginali: possono essere presidi concreti di pace nei territori, nelle scuole e nelle politiche sociali e culturali. Anche da qui passa la credibilità della democrazia”.



