Arrivano al mare di Roma dopo otto tappe lungo il Tevere. Canoe, bici e cammini: così si chiude la 47ª edizione della Discesa Internazionale del Tevere.
Partiti il 24 aprile da Città di Castello, i viandanti fluviali hanno attraversato l’intera valle del fiume, tappa dopo tappa. Ogni sera una comunità diversa ad accoglierli, ogni giorno un tratto nuovo da percorrere. Un viaggio lento, ma continuo.
Circa 100 partecipanti si sono alternati lungo il percorso. Sul fiume si sono incrociate lingue e storie diverse, con una presenza significativa di stranieri. Un segnale chiaro: il Tevere resta un asse attrattivo anche fuori dai confini italiani.
Non solo sport e turismo. L’iniziativa ha incrociato anche la City Nature Challenge 2026 con il progetto di scienza partecipata #teveremolluschifantastici. Un tentativo di osservare e raccontare la biodiversità del fiume, coinvolgendo direttamente chi lo vive.
Poi la questione ambientale, concreta. Con il plogging “più raccogli più guadagni” sono stati recuperati circa 200 imballaggi di plastica. Rifiuti finiti nei raccoglitori invece che dispersi lungo il corso d’acqua. Un dato piccolo, ma indicativo: il problema resta.
Nelle tappe romane, tra Aniene e Tevere, spazio anche alla sicurezza. In campo Rescue Project Lazio per il supporto fluviale e la Croce Rossa Internazionale – comitati municipali 8, 10 e 11 – per l’assistenza sanitaria.
Un evento che unisce territori e pratiche diverse, ma che mette anche in evidenza criticità note: la gestione dei rifiuti e la tutela del fiume. Il viaggio si chiude al mare. Le questioni, invece, restano aperte.



