CITTÀ DI CASTELLO, 29 maggio 2026 – Non è solo una sentenza legale, è la vittoria di una
comunità che ha riscoperto la propria identità e la forza della partecipazione democratica. Il
Tribunale Amministrativo Regionale per l’Umbria, con la decisione di merito pubblicata oggi, ha
accolto il ricorso promosso dal Comune di Città di Castello contro il dimensionamento
scolastico, annullando i decreti commissariali che avrebbero smantellato le due Direzioni
Didattiche e la Scuola Media “Alighieri-Pascoli” di Città di Castello.
Questa vittoria porta la firma indelebile anche delle famiglie del territorio, unite in un
Coordinamento spontaneo che ha saputo opporsi con fermezza a una decisione calata dall’alto
e priva di senso logico, intervenendo ad adiuvandum a fianco dell’Amministrazione.
Dall’indignazione all’impegno: la forza del lavoro di squadra
Laddove la burocrazia statale vedeva soltanto numeri, capitoli di spesa e freddi parametri legati
al PNRR, la comunità di Città di Castello ha saputo contrapporre un immenso valore umano e
professionale. In questi mesi, i genitori non si sono limitati a protestare, ma hanno investito
tempo, competenze ed energie per costruire un confronto serio e inattaccabile.
“Ci siamo incontrati, abbiamo studiato gli atti giorno e notte e abbiamo riportato un dibattito
inizialmente politico su un piano strettamente tecnico e concreto”, dichiarano i rappresentanti
dei genitori.
“È nato un faticoso e costante lavoro di squadra, portato avanti al fianco
dell’Amministrazione Comunale, che ringraziamo per aver avuto il coraggio istituzionale di
opporsi a un provvedimento ingiusto. Abbiamo dimostrato che quando una comunità si unisce,
approfondisce e agisce in modo consapevole, nasce un vero processo di cambiamento”.
Questo sforzo ha permesso di superare ogni barriera o appartenenza politica: l’unico obiettivo,
condiviso da centinaia di famiglie, è sempre stato la tutela del diritto allo studio dei ragazzi e
della vita quotidiana del territorio. Un ringraziamento speciale va all’Avv. Alessio Tomassucci,
che è stato parte integrante di questo lavoro, dimostrando una straordinaria capacità di ascolto
nel tradurre in sede legale le perplessità e le difficoltà concrete riscontrate dalle famiglie.
Il TAR conferma: l’impegno dei genitori poggiava sulla verità dei fatti
La sentenza del TAR Umbria valida anche l’analisi tecnica svolta dalle famiglie e accoglie le
ragioni proposte dal Comune e sostenute dai genitori con l’intervento ad adiuvandum,
censurando la riorganizzazione arbitraria del Commissario. I giudici hanno messo nero su
bianco il grave errore dei decreti che ignoravano le criticità logistiche locali. Il TAR ha
evidenziato come la scelta di penalizzare la rete scolastica tifernate sia stata assunta “senza
tenere conto adeguatamente dell’istruttoria condotta dalla Regione e delle gravi criticità
concernenti l’Istituto di istruzione secondaria di primo grado di Città di Castello”.
I giudici hanno confermato che l’intervento del Commissario è risultato eccedente rispetto ai limiti del potere
sostitutivo, introducendo scelte diverse da quelle della Regione Umbria senza alcun
approfondimento istruttorio, né la motivazione richiesta. Il Tribunale ha inoltre riconosciuto che
l’accentramento degli adempimenti amministrativi su un vasto territorio ha ricadute negative
sulla rapidità ed efficacia delle risposte e sulla garanzia del rapporto scuola-famiglia.
Una lezione per il futuro
Già lo scorso 26 marzo, l’ottenimento dell’ordinanza di sospensiva aveva riacceso la speranza
delle famiglie, dimostrando che l’azione Comunale, sostenuta dai genitori, poggiava su solide
basi. Con il pronunciamento di oggi, l’assetto delle scuole di Città di Castello rimane intatto per
l’anno scolastico 2026/2027. Ma il lascito più grande di questa battaglia è immateriale ed è
l’esempio di cittadinanza attiva che i genitori lasciano ai propri figli.
“Oggi festeggiamo la sicurezza e la serenità dei nostri ragazzi, ma celebriamo anche la vittoria
della partecipazione e del merito. Abbiamo dimostrato che le decisioni sulla scuola non possono
essere prese sulla pelle dei territori senza un ascolto reale. Noi genitori



