Quasi 300 tesserati, un settore giovanile in continua crescita e una filosofia semplice ma tutt’altro che scontata: il risultato è importante, certo, ma prima vengono i ragazzi. La voglia di stare insieme, di migliorare, di crescere come giocatori e soprattutto come persone.
Alla Tiferno Pallacanestro, dietro alle squadre e ai campionati, c’è un mondo fatto di allenamenti, sacrifici, entusiasmo e relazioni. Un mondo raccontato da chi lo vive tutti i giorni in palestra: Stefano Fiorucci, dirigente e coach della squadra CSI maschile, e Riccardo Coltrioli, allenatore dell’Under 13 e Under 19 maschile, oltre che assistente nelle categorie Under 14 e 15.
“Il tempo libero? Poco”, ammette sorridendo Riccardo. “Però quando vedi i ragazzi migliorare, crescere e divertirsi, tutto trova un senso”.
Allenare significa molto più che stare in panchina durante una partita. Significa essere presenti ogni settimana, tra allenamenti, trasferte, momenti difficili e soddisfazioni.
“L’Under 13 è cresciuta tantissimo da settembre ad oggi – racconta – e vedere il loro entusiasmo è forse la cosa più bella. Abbiamo partecipato anche al campionato Junior NBA ed è stata un’esperienza importante”.
Negli ultimi anni il basket sembra aver conquistato sempre più spazio tra i giovani, anche in un territorio storicamente legato al calcio. Una sensazione che, numeri alla mano, sembra trovare conferma.
“Il cambiamento c’è stato soprattutto dopo il Covid – spiega Fiorucci –. Oggi l’NBA entra nelle case dei ragazzi ogni giorno, tra social, highlights e video sul telefono. È uno sport diventato molto più vicino a loro”.
La crescita, del resto, si vede anche nei numeri.
“Oggi siamo vicini ai 300 tesserati – racconta – dai bambini del minibasket fino alle squadre senior e al CSI”.
Un movimento sempre più ampio che però deve fare i conti anche con spazi non infiniti. Palestre da dividere, orari da organizzare e strutture da valorizzare.
“Bisogna essere bravi a sfruttare al massimo quello che abbiamo”, spiegano.
Ed è qui che entrano in gioco anche i campini cittadini, quelli dove spesso nasce davvero la passione per il basket.
“A breve riaccenderemo l’illuminazione del campino di via Malfatti – dice Fiorucci –. È un posto molto frequentato e crediamo sia importante tenerlo vivo. Se un campo resta aperto, i ragazzi lo frequentano, lo sentono loro e imparano anche a rispettarlo”.
Perché il campino, ancora oggi, continua ad avere un ruolo fondamentale.
“Tantissimo”, rispondono quasi senza pensarci.
E raccontano anche un episodio curioso. Durante una partita difficile dell’Under 19, con la squadra bloccata e poco lucida, a un certo punto in panchina arriva una frase semplice: giocate come al campino.
“Si sono sciolti – racconta Riccardo –. A volte i ragazzi pensano troppo, sentono la pressione. Il campino invece ti insegna libertà, istinto, fiducia”.
Allenare oggi, però, è diverso rispetto al passato.
“I ragazzi vanno stimolati continuamente – spiega Coltrioli –. Devi capire chi hai davanti, trovare il modo giusto per coinvolgerli”.
Un approccio che per lui si lega anche al lavoro nella scuola dell’infanzia e agli studi nel campo educativo.
“Mi aiuta molto anche in palestra”.
E poi c’è la domanda che nello sport arriva sempre: quanto conta vincere?
“Piace a tutti vincere, inutile negarlo”, dice Fiorucci sorridendo. “Però non vogliamo essere una società che guarda solo il risultato”.
La priorità resta un’altra.
“Quello che conta davvero è che i ragazzi vengano in palestra volentieri”.
Una filosofia che vale dai più piccoli fino agli amatori. Tanto che, alla fine di ogni allenamento o partita del CSI, Stefano fa sempre la stessa domanda ai suoi giocatori:
“Vi siete divertiti?”
Forse il senso del basket, alla Tiferno Pallacanestro, parte proprio da lì.



