Cinquant’anni di dialisi, cura e umanità: Città di Castello festeggia il suo Centro Emodialisi

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Cinquant’anni fa tutto iniziò in una stanza dell’allora reparto di Ostetricia dell’ospedale di Città di Castello. Due reni artificiali, quattro pazienti e una sfida che all’epoca sembrava enorme. Oggi quel piccolo nucleo è diventato una delle realtà sanitarie più importanti dell’Alto Tevere e sabato un’intera comunità si è ritrovata per celebrarne la storia.

La sala convegni dell’Hotel Garden era gremita per il cinquantesimo anniversario del Centro Emodialisi dell’ospedale tifernate, fondato il 31 maggio 1976. Medici, infermieri, volontari, amministratori, rappresentanti delle istituzioni, pazienti e familiari hanno condiviso una mattinata fatta di ricordi, riconoscenza e anche di emozione.

A organizzare l’iniziativa è stata l’associazione A.MA.RE., una realtà che da oltre trent’anni affianca il reparto sostenendone attività, progetti e necessità. Non è stata soltanto una celebrazione della sanità, ma il racconto di una comunità che nel tempo ha saputo costruire attorno alla cura una rete di relazioni umane e solidarietà.

A guidare il viaggio nella memoria è stato il senatore Walter Verini, che ha ricordato come dietro questi cinquant’anni ci sia soprattutto la figura del dottor Luciano Giombini. Fondatore del Centro Emodialisi e direttore per oltre tre decenni, Giombini è stato indicato da tutti come il principale artefice di un percorso che ha saputo coniugare competenza medica e attenzione alla persona.

Tra gli interventi più sentiti quello di Carla Chieli Giombini, presidente dell’associazione A.MA.RE. e compagna di una vita del medico che ha dato origine al reparto. Il suo non è stato soltanto un racconto istituzionale, ma una testimonianza personale fatta di ricordi, sacrifici, difficoltà e soddisfazioni condivise. Ha ripercorso la nascita dell’associazione nel 1992 e le tante iniziative portate avanti negli anni: dall’acquisto di apparecchiature sanitarie agli arredi, dalle borse di studio per giovani professionisti fino al sostegno concreto ai pazienti più fragili.

Particolarmente toccante il passaggio dedicato allo stesso Luciano Giombini, alla sua capacità di continuare a essere presente e attivo anche dopo i problemi di salute che negli anni lo hanno messo a dura prova. Un tributo accolto con affetto da tutti i presenti, compresi i figli Francesco e Lucia e la nipote Sofia.

Molto apprezzato anche il videomessaggio inviato dalla presidente della Regione Umbria Stefania Proietti, assente per impegni istituzionali negli Stati Uniti. La governatrice ha definito il Centro Emodialisi e l’associazione A.MA.RE. un esempio di eccellenza sanitaria e di umanizzazione delle cure, sottolineando quanto il percorso dialitico richieda non solo competenze tecniche ma anche una forte attenzione alla dimensione umana.

Il sindaco Luca Secondi ha portato il saluto della città, ricordando come questo anniversario rappresenti un patrimonio di cui andare orgogliosi. Parole di riconoscenza sono state rivolte a tutti coloro che, nel corso degli anni, hanno contribuito alla crescita del servizio: medici, infermieri, operatori sanitari, volontari e associazioni.

La consigliera regionale Letizia Michelini ha parlato di una storia costruita attraverso il capitale umano, la passione e la capacità di trasmettere esperienza alle nuove generazioni. La dirigente medica della Usl Umbria 1 Gioia Calagreti ha invece ripercorso l’evoluzione della nefrologia tifernate, evidenziando come innovazione, tecnologia e assistenza territoriale abbiano trasformato profondamente il modo di curare le malattie renali negli ultimi decenni.

Il momento più atteso è arrivato quando a prendere la parola è stato proprio il dottor Luciano Giombini. Con la lucidità e la precisione che hanno contraddistinto la sua carriera, ha riportato tutti indietro nel tempo, agli anni in cui il progetto del Centro Dialisi muoveva i primi passi.

Ha ricordato il suo arrivo all’ospedale di Città di Castello nel 1971 e la decisione, maturata pochi anni dopo, di creare un servizio che allora non esisteva. Ha parlato della formazione nei principali centri nefrologici italiani, dei professionisti che lo hanno aiutato lungo il percorso e delle persone che hanno creduto in quel progetto fin dall’inizio.

Poi il ricordo del 31 maggio 1976. Una data che per la sanità dell’Alto Tevere ha segnato un prima e un dopo. In quella giornata partirono le prime sedute dialitiche con quattro pazienti. Nessuno poteva immaginare che quel piccolo reparto sarebbe diventato, negli anni, un punto di riferimento per centinaia di persone.

Commoventi anche gli interventi delle infermiere Agnese Dini e Lina Alunno, protagoniste di quella stagione pionieristica. Hanno raccontato i primi tempi, la formazione al Policlinico di Perugia, le tecniche utilizzate allora e il rapporto speciale che si instaurava con i pazienti. Ricordi che hanno restituito il volto più autentico della professione sanitaria.

A chiudere la mattinata è stato l’attuale direttore della struttura complessa di Nefrologia e Dialisi, Alessandro Leveque. Nel suo intervento ha ricordato come il Centro Dialisi sia molto più di un reparto ospedaliero: un luogo dove ogni giorno si incontrano sofferenze, speranze, paure e percorsi di vita. Un posto dove la tecnologia è fondamentale, ma dove il rapporto umano continua a fare la differenza.

Oggi il Centro Emodialisi di Città di Castello assiste ogni giorno tra 14 e 16 pazienti e segue settimanalmente oltre 50 persone, garantendo attività senza interruzioni, sette giorni su sette e ventiquattro ore su ventiquattro.

La cerimonia si è conclusa con la consegna di riconoscimenti al dottor Luciano Giombini, alle infermiere Agnese Dini e Lina Alunno e all’équipe guidata dal dottor Leveque. Poi un lungo applauso, probabilmente il momento più significativo della giornata.

Un applauso che non celebrava soltanto un anniversario, ma cinquant’anni di lavoro, dedizione e vicinanza alle persone. Cinquant’anni durante i quali il Centro Emodialisi di Città di Castello è diventato qualcosa di più di un reparto ospedaliero: una piccola grande comunità costruita attorno alla cura.

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