Sul dimensionamento scolastico il centrosinistra deve prima chiarire la propria posizione

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Sul dimensionamento scolastico si continua ad assistere a un confronto politico sempre più acceso. È legittimo che maggioranza e opposizione abbiano idee diverse, ma c’è un aspetto che merita una riflessione: il centrosinistra sembra non riuscire a esprimere una linea unitaria nemmeno al proprio interno.

A Città di Castello il segretario del Partito Democratico Michele Ceccagnoli individua nel Governo e nel centrodestra le principali responsabilità della vicenda. A Terni, invece, il consigliere regionale del Partito Democratico Francesco Filipponi esprime soddisfazione per il mantenimento dell’autonomia della Direzione didattica Don Milani e della De Filis, parlando di un risultato importante per il territorio. Nel frattempo l’onorevole Elisabetta Piccolotti definisce quanto accaduto uno “scandalo senza precedenti” e arriva a chiedere le dimissioni del direttore dell’Ufficio scolastico regionale.

Tre dichiarazioni che fotografano un evidente problema politico: sul dimensionamento scolastico il centrosinistra non riesce a parlare con una voce sola. Da Città di Castello a Terni cambiano i toni, cambia il racconto e cambiano perfino le responsabilità individuate.

È quindi inevitabile chiedersi quale sia la posizione ufficiale del cosiddetto campo largo. Perché se ogni esponente offre una lettura diversa della stessa vicenda, il rischio è quello di alimentare ulteriore confusione proprio su un tema che avrebbe invece bisogno di chiarezza.

C’è poi un elemento oggettivo che dovrebbe rappresentare il punto di partenza del confronto: la sentenza n. 248 del TAR dell’Umbria del 29 maggio. Una decisione che non esprime valutazioni politiche, ma giuridiche. I giudici hanno infatti stabilito che il Commissario ad acta ha esercitato poteri eccedenti rispetto al mandato ricevuto, ricostruendo anche il percorso amministrativo che ha portato all’intervento commissariale.

Sono elementi contenuti in una sentenza, non opinioni.

Questo naturalmente non significa che il Governo o il centrodestra siano esenti da responsabilità politiche sulla gestione della vicenda. Significa però che un dibattito serio dovrebbe partire dai fatti accertati, evitando di utilizzare solo le parti che risultano utili alla polemica del momento.

La sensazione, invece, è che il dimensionamento scolastico sia diventato un terreno di scontro permanente, dove ogni territorio propone una narrazione diversa a seconda della convenienza politica del momento. Così facendo, però, si perde di vista ciò che conta davvero.

Famiglie, studenti, dirigenti scolastici, insegnanti e personale amministrativo non hanno bisogno dell’ennesimo comunicato stampa. Chiedono di sapere quale sarà il futuro delle scuole e quando questa vicenda troverà finalmente una soluzione definitiva.

La politica ha tutto il diritto di confrontarsi. Ma ha anche il dovere della coerenza. Perché quando sulla stessa questione si sostengono tesi differenti a seconda della città in cui si interviene, il rischio è che il dibattito perda credibilità e si allontani dai problemi reali della scuola. E sono proprio questi, oggi, a meritare tutta l’attenzione della politica.

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