“Bentornato, Raffaello!” Lo Stendardo della Santissima Trinità torna nella Pinacoteca Comunale di Città di Castello dopo il restauro e la mostra al Metropolitan Museum di New York: prima opera autografa di Raffaello è l’unica opera mobile dell’artista in Umbria
Lo Stendardo della Santissima Trinità di Raffaello, prima opera completamente autografa dell’artista, è tornato a casa, nella sua Pinacoteca Comunale di Città di Castello, secondo museo dell’Umbria, che per l’occasione l’ha accolto con un nuovo allestimento, dedicato allo Stendardo, ora nella rinnovata “Sala Raffaello” e a Luca Signorelli, di cui conserva opere di grande rilevanza come Pala di San Sebastiano e la Pala di Santa Cecilia, di recente attribuzione.Dopo l’importante intervento di restauro condotto dall’Istituto Centrale per il Restauro di Roma e dopo la partecipazione alla mostra internazionale “Raphael: Sublime Poetry”, ospitata al Metropolitan Museum of Art di New York, Città di Castello ha celebrato il ritorno di uno dei suoi capolavori più preziosi.
L’opera. Lo stendardo, dipinto a olio, è in realtà composto da due tele di circa 167 x 94 cm, che un tempo formavano le due facce di un unico gonfalone processionale: un manufatto che veniva portato per le vie della città durante le feste religiose. Lo aveva commissionato la Confraternita della Santissima Trinità, fondata nel 1266, un sodalizio che gestiva un ospedale cittadino e che partecipava alle processioni più sentite dell’anno, dal Corpus Domini al Venerdì Santo. Su un lato compare la Trinità con i santi Sebastiano e Rocco, i due protettori tradizionalmente invocati contro la peste, mentre sull’altro è raffigurata la Creazione di Eva, con Dio Padre che trae la donna dal fianco di Adamo addormentato in un paesaggio che richiama da vicino la campagna umbra. Non è un dettaglio casuale: secondo una parte della critica, lo stendardo sarebbe un vero e proprio ex voto, commissionato al termine di una grave epidemia di peste che colpì Città di Castello tra il 1497 e il 1499 – ricerche d’archivio recenti hanno permesso di fissare la fine del contagio entro il gennaio di quell’anno. L’opera appartiene al primissimo periodo tifernate di Raffaello, quando il giovanissimo pittore arrivò in città, secondo Vasari, proprio mentre il Perugino la lasciava per Firenze. A Città di Castello Raffaello si trovò a confrontarsi da vicino con Luca Signorelli, all’epoca l’artista dominante in zona: le loro pale venivano spesso collocate l’una di fronte all’altra nella stessa chiesa, quasi a invitare fedeli e committenti a un paragone diretto. Sulla datazione esatta gli studiosi non concordano. Chi la colloca nel 1499 la legge come la primissima opera realizzata da Raffaello a Città di Castello, ancora prima della pala per Andrea Baronci (il cui contratto porta la data del dicembre 1500). Altri preferiscono una cronologia più tarda, intorno al 1501-1502, tra la pala Baronci e la Crocifissione Mond, leggendo lo stendardo non come debutto ma come opera già matura del soggiorno tifernate del pittore.
Il restauro. L’esito più significativo dell’intervento è rappresentato dal recupero di un’estesa porzione del disegno preparatorio originale, tracciato da Raffaello direttamente sulla tela prima della stesura della preparazione. Rimasto finora nascosto sotto i materiali accumulatisi nel corso dei restauri storici, il disegno è oggi leggibile nelle aree prive di pittura e offre una testimonianza diretta del processo creativo dell’artista. La scoperta rende visibili profili, dettagli e aspetti iconografici finora soltanto ipotizzabili e costituisce un importante contributo agli studi sulla tecnica esecutiva e sulla fase progettuale del giovane Raffaello.
“Il ritorno dello Stendardo alla Pinacoteca Comunale rappresenta dunque non soltanto il rientro di un capolavoro restaurato, ma anche un momento di forte valore identitario per Città di Castello: un’occasione per riscoprire il rapporto tra la città e il giovane Raffaello, che proprio qui ricevette alcune delle sue prime commissioni fondamentali e iniziò ad affermare il proprio nome nel panorama artistico del Rinascimento italiano” dichiarano il sindaco Luca Secondi e l’assessore alla Cultura Michela Botteghi “Per l’Amministrazione lo Stendardo è anche l’esempio di una buona e proficua collaborazione tra i diversi livelli del sistema pubblico, grazie alla quale è stato possibile valorizzare lo Stendardo, nel rispetto delle esigenze di tutela e conservazione. Negli ultimi anni abbiamo investito molto nella Pinacoteca, con l’obiettivo di renderlo un museo vivo, dove le opere parlano il linguaggio senza tempo del Rinascimento italiano, una stagione umana e intellettuale, che è ancora di grande ispirazione per i contemporanei. La partecipazione alla mostra del MET, premiata da un successo di visitatori enorme, una media di 6.800 al giorno, secondo i dati ufficiali, ha permesso allo Stendardo, con la sua nuova e migliorata visibilità di essere conosciuto da una platea internazionale e siamo certi che questa esposizione è stata importante anche per i suoi effetti sulla promozione del territorio”.
Con questo importante appuntamento la Pinacoteca Comunale restituisce al pubblico un’opera che appartiene profondamente alla storia della città e che, dopo il restauro e il prestigioso passaggio internazionale al Metropolitan Museum di New York, torna finalmente a casa.
“È sempre bello quando un’opera torna a casa e lo Stendardo di Raffaello torna a casa con una nuova storia, infatti, dopo essere stato esposto al Metropolitan museum ed essere stato restaurato” ha dichiarato l’assessore alla Cultura della Regione Umbria Tommaso Bori, aggiungendo “Torna nella Pinacoteca di Città di Castello dove sarà accessibile e visibile. Una vera festa per tutta l’ Umbria, non a caso la cultura e l’ arte a distanza di secoli continuano a fare la differenza”.
“La Soprintendenza archeologia, belle arti e paesaggio per l’Umbria ha sostenuto con convinzione dal primo momento l’operazione che ha visto lo stendardo della Santissima Trinità di Raffaello andare a Roma all’Istituto Centrale per il Restauro per una revisione importantissima del suo stato conservativo e di restituzione estetica e a seguire il prestito che ha portato l’opera a New York nell’importantissima mostra curata da Carmen Bambach al Museo Metropolitan” ha dichiarato la Soprintendente Archeologia Belle Arti e Paesaggio per l’Umbria Francesca Valentini “Questa mostra ha portato in luce il valore e probabilmente la primogenitura di quest’opera del giovanissimo Raffaello che ora sta tornando sul territorio di Città di Castello. Il rientro dell’opera nel Museo Civico di Città di Castello testimonia La forte sinergia fra la Soprintendenza, il Ministero della Cultura, la Direzione Generale ABAP, l’Istituto Centrale per il Restauro e il Comune di Città di Castello nella valorizzazione territoriale di questo capolavoro, che potrà portare un accrescimento culturale sia alla popolazione, alla comunità locale che vede ritornare sul territorio questa opera sia costituire un importante attrattore culturale proprio grazie anche a questa esposizione internazionale a New York. Per questo la Soprintendenza è sinceramente orgogliosa di aver contribuito a questa operazione culturale fondata scientificamente e tutta rivolta alla valorizzazione del patrimonio culturale Umbro”.
“Negli anni 50 che l’Istituto Centrale per il Restauro sperimenta le migliori tecnologie per la conservazione dello stendardo di Raffaello, conservato a Città di Castello” dichiara il direttore dell’Istituto Centrale del Restauro, Luigi Oliva . “Oggi l’opera torna dopo un restauro che è stato realizzato presso il laboratorio Tele dell’Istituto e che ha visto la collaborazione della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per l’Umbria e del Comune. Il finanziamento è stato in parte dato dal Metropolitan Museum che ha ospitato l’opera in una importantissima mostra che si è tenuta nella sua sede di New York e oggi finalmente torna per essere apprezzata dopo il recupero di quello che si pensava perso definitivamente, cioè il disegno di Raffaello direttamente sulla tela. Quindi quelle che erano state le lacune conservate dai restauri precedenti senza integrazione oggi finalmente sono state ripulite e con la tecnologia attuale consentono di far vedere quello che era il disegno originale che realizzava Raffaello prima della stesura della pellicola pittorica. Quindi si tratta di un’opera che è rinnovata nella sua bellezza, nella visibilità e racconta molto di più della storia del giovane Raffaello e della sua crescita e delle sue capacità già all’inizio della sua carriera”.
Scheda storico-artistica
Lo Stendardo della Santissima Trinità di Raffaello torna a Città di Castello
Dopo essere stato tra le opere-chiave della mostra Raphael: Sublime Poetry al Metropolitan Museum of Art di New York, lo Stendardo della Santissima Trinità di Raffaello Sanzio è tornato nella sua sede storica, la Pinacoteca Comunale di Palazzo Vitelli alla Cannoniera a Città di Castello. Un’opera nata da un’epidemia. Lo stendardo, dipinto a olio, è in realtà composto da due tele di circa 167 x 94 cm, che un tempo formavano le due facce di un unico gonfalone processionale: un manufatto che veniva portato per le vie della città durante le feste religiose. Lo aveva commissionato la Confraternita della Santissima Trinità, fondata nel 1266, un sodalizio che gestiva un ospedale cittadino e che partecipava alle processioni più sentite dell’anno, dal Corpus Domini al Venerdì Santo. Su un lato compare la Trinità con i santi Sebastiano e Rocco, i due protettori tradizionalmente invocati contro la peste, mentre sull’altro è raffigurata la Creazione di Eva, con Dio Padre che trae la donna dal fianco di Adamo addormentato in un paesaggio che richiama da vicino la campagna umbra. Non è un dettaglio casuale: secondo una parte della critica, lo stendardo sarebbe un vero e proprio ex voto, commissionato al termine di una grave epidemia di peste che colpì Città di Castello tra il 1497 e il 1499 – ricerche d’archivio recenti hanno permesso di fissare la fine del contagio entro il gennaio di quell’anno. Il giovane Raffaello e Luca Signorelli. L’opera appartiene al primissimo periodo tifernate di Raffaello, quando il giovanissimo pittore arrivò in città, secondo Vasari, proprio mentre il Perugino la lasciava per Firenze. A Città di Castello Raffaello si trovò a confrontarsi da vicino con Luca Signorelli, all’epoca l’artista dominante in zona: le loro pale venivano spesso collocate l’una di fronte all’altra nella stessa chiesa, quasi a invitare fedeli e committenti a un paragone diretto. La prova più diretta di questo rapporto ravvicinato è un foglio conservato all’Ashmolean Museum di Oxford: su un lato reca uno studio autografo di Raffaello per la figura di Dio Padre dello stendardo, sull’altro una copia, sempre di sua mano, tratta dall’arciere del Martirio di San Sebastiano di Signorelli. Il foglio testimonia quanto il giovane Raffaello studiasse da vicino non solo le pose e l’anatomia delle figure di Signorelli, ma anche la sua tecnica grafica, in particolare l’uso della pietra nera. Un secondo disegno preparatorio, sempre legato a Dio Padre, è conservato al British Museum di Londra: insieme, i due fogli costituiscono la prova principale dell’attribuzione a Raffaello, oggi pienamente accolta dalla critica dopo che in passato era stata messa in discussione (a fine Ottocento Giovanni Morelli propose addirittura il nome di Eusebio da San Giorgio). Tre secoli di peripezie. Lo stendardo ha una storia travagliata: usato in processione fino al 1627, fu smembrato l’anno successivo e passò attraverso secoli di spostamenti, abbandoni e restauri non sempre felici prima di entrare, nel 1876, nella Pinacoteca di Città di Castello, dove è oggi esposto dopo l’ultimo intervento di restauro curato da ICR, Sabap Umbria e Comune di Città di Castello. Nel 1912 le due tele furono trasferite nella sede attuale di Palazzo Vitelli alla Cannoniera, dove l’antiquario Elia Volpi, che aveva restaurato e donato il palazzo al Comune, le fece inserire in una pregiata cornice di provenienza urbinate, gesto che segnò simbolicamente il passaggio dello stendardo da oggetto devozionale a capolavoro museale. Una data ancora contesa. Sulla datazione esatta gli studiosi non concordano. Chi la colloca nel 1499 la legge come la primissima opera realizzata da Raffaello a Città di Castello, ancora prima della pala per Andrea Baronci (il cui contratto porta la data del dicembre 1500). Altri preferiscono una cronologia più tarda, intorno al 1501-1502, tra la pala Baronci e la Crocifissione Mond, leggendo lo stendardo non come debutto ma come opera già matura del soggiorno tifernate del pittore.
A cura di Alessandra Donati
Funzionario Storico dell’Arte, Sabap Umbria



