Povertà sanitaria, a Città di Castello cresce il bisogno di cure: oltre 500 prestazioni in un anno all’ambulatorio solidale Caritas

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C’è chi rinuncia al dentista perché non riesce a pagarlo. Chi rimanda una visita ai figli, chi convive con dolori e problemi di salute per mesi, a volte anni. A Città di Castello la povertà sanitaria ha sempre più un volto concreto e racconta storie di famiglie fragili, lavoratori precari e persone sole che non riescono a sostenere nemmeno le cure più essenziali.

È da questa realtà che è partito il convegno “Povertà e vulnerabilità sanitaria: una nuova sfida”, promosso dalla Caritas diocesana tifernate per celebrare il primo anno di attività dell’ambulatorio odontoiatrico solidale “Santa Margherita”, nato per offrire cure dentistiche di base a chi non può permettersele.

Ad aprire l’incontro è stato il vescovo della diocesi tifernate, Luciano Paolucci Bedini, che ha richiamato il valore della cura e della vicinanza alle fragilità come responsabilità condivisa tra Chiesa e comunità civile. Presenti anche il sindaco di Città di Castello Luca Secondi e l’assessora ai Servizi sociali del Comune di Umbertide Lara Goracci.

Una povertà che cresce anche nella salute

A delineare il quadro è stata Franca Proietti della Fondazione Banco Farmaceutico, che ha ricordato come la povertà sanitaria sia spesso il riflesso diretto della povertà economica.

I numeri raccontano una situazione sempre più delicata: oggi in Italia quasi il 10% della popolazione vive in povertà assoluta, pari a circa 5,7 milioni di persone. In Umbria il rischio di povertà o esclusione sociale riguarda circa il 14% dei cittadini, ovvero quasi 119mila persone.

Nel frattempo, la spesa sanitaria privata continua ad aumentare. Le famiglie italiane spendono direttamente circa 40 miliardi di euro l’anno per curarsi, con costi che pesano sempre di più soprattutto sulle fasce più deboli. E proprio le cure odontoiatriche sono tra quelle a cui si rinuncia più facilmente.

I numeri dell’ambulatorio “Santa Margherita”

A un anno dall’apertura, l’ambulatorio solidale della Caritas ha già dato una risposta concreta a un bisogno spesso invisibile.

Sono state 531 le prestazioni erogate tra visite, prevenzione e cure odontoiatriche, con circa 100 pazienti presi in carico. Il dato che colpisce è l’Isee medio degli utenti: appena 4.448 euro.

L’età media dei pazienti adulti è di poco superiore ai 40 anni e oltre il 66% dell’utenza è composta da cittadini stranieri. Tra i piccoli pazienti, invece, sono stati seguiti 63 bambini tra 0 e 6 anni, molti dei quali nati proprio nel territorio altotiberino.

Secondo le stime illustrate durante il convegno, il valore economico delle cure erogate gratuitamente oscilla tra i 60mila e i 100mila euro, se confrontato con i costi medi di mercato di uno studio dentistico privato.

«Curare significa restituire dignità»

Il direttore della Caritas tifernate, Gaetano Zucchini, ha parlato di un servizio importante ma anche doloroso da osservare nella sua crescita: «Quando questi ambulatori si riempiono di persone significa che qualcosa non funziona».

A sottolineare il valore umano del progetto è stato anche Guido Lombardo, direttore sanitario dell’ambulatorio e docente universitario: «Abbiamo visto situazioni di salute orale molto compromesse. L’indigenza economica si riflette direttamente sulla salute della bocca. Il nostro obiettivo non è solo curare, ma accompagnare le persone da una condizione di malattia a una di salute».

Nel corso dell’incontro è stato proiettato anche il video realizzato per la campagna nazionale “Firmato da te” della Chiesa cattolica, dedicato proprio all’esperienza dell’ambulatorio tifernate sostenuto grazie ai fondi dell’8xmille.

A distanza di un anno, “Santa Margherita” si conferma così non solo come un presidio sanitario, ma come un luogo di ascolto e prossimità. Un posto dove, come è stato ricordato durante il convegno, «i pazienti non pagano con la moneta, ma con la gratitudine».

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