Settecento case popolari da recuperare e rimettere a disposizione delle famiglie umbre. È questo il cuore del piano da 20 milioni di euro presentato a Palazzo Donini per intervenire sul patrimonio di edilizia residenziale pubblica gestito da Ater Umbria.
Le risorse arrivano dalla programmazione dei fondi europei Fesr e serviranno a sistemare una parte degli alloggi oggi non assegnabili. Il quadro, del resto, è chiaro: Ater gestisce complessivamente 9.538 abitazioni, ma 1.276 risultano attualmente fuori assegnazione.
Il primo stralcio interesserà circa 500 appartamenti: 317 in provincia di Perugia e 183 in provincia di Terni. Gli interventi saranno individuati tenendo conto delle graduatorie vigenti, dello stato degli immobili e delle segnalazioni arrivate dai Comuni sulle situazioni di maggiore disagio abitativo. Priorità agli interventi già cantierabili, così da ridurre i tempi tra finanziamento, lavori e nuove assegnazioni.
Per i partiti del Patto Avanti si tratta di “un impegno preso in campagna elettorale che ora diventa realtà”. Una scelta che, sottolineano, punta sul recupero delle abitazioni già esistenti e sul rafforzamento del diritto alla casa.
Nella nota arriva anche l’attacco al Governo: secondo il Patto Avanti, mentre a livello nazionale si parla di Piano casa con “cifre prive di reale riscontro” e vengono ridotti i sostegni all’affitto e all’emergenza abitativa, la Regione Umbria sceglie una strada diversa. Nel triennio 2026-2028, evidenziano i partiti di maggioranza, la programmazione regionale destina alla casa risorse pari a circa il doppio di quelle statali previste per l’Umbria sull’edilizia residenziale pubblica.
Un intervento che, nelle intenzioni della Regione, non vuole restare sulla carta: recuperare case vuote, renderle abitabili e assegnarle a chi aspetta da tempo una risposta.



