Cinquant’anni di cure, migliaia di pazienti seguiti e un reparto diventato nel tempo molto più di un semplice servizio sanitario. Questa mattina all’ospedale di Città di Castello il Centro di Emodialisi ha celebrato mezzo secolo di attività con un momento particolarmente sentito, fatto di riconoscenza, vicinanza e anche di un forte messaggio di unità.
A rendere speciale l’anniversario è stato soprattutto il gesto simbolico che ha aperto la mattinata: fianco a fianco nel reparto Dialisi il vescovo di Città di Castello, monsignor Luciano Paolucci Bedini, e il responsabile del Centro culturale islamico Ahrram Abderrahim. Una presenza condivisa che ha voluto lanciare un messaggio semplice ma potente: davanti alla malattia e alla sofferenza non esistono differenze di fede o provenienza.
Presenti anche il sindaco Luca Secondi, la presidente dell’associazione Amare Carla Chieli Giombini, la direzione del presidio ospedaliero e il personale sanitario del reparto guidato da Alessandro Leveque, direttore della struttura di Nefrologia e Dialisi degli ospedali di Emergenza Urgenza dell’Usl Umbria 1. Un’occasione per ricordare quanto il Centro Dialisi sia cresciuto nel tempo, diventando un punto di riferimento per tante famiglie del territorio.
Nel corso degli interventi è emerso un tema comune: accanto alla professionalità medica, ciò che fa davvero la differenza è il lato umano della cura. Il vescovo ha parlato di fraternità e vicinanza verso chi affronta ogni giorno un percorso difficile e invasivo come quello della dialisi, mentre dal Centro culturale islamico è arrivato un ringraziamento a medici, infermieri e volontari che da anni accompagnano i pazienti con dedizione.
“Cinquant’anni significano una storia fatta prima di tutto di persone”, è stato il messaggio condiviso dal reparto, che ha voluto trasformare questa ricorrenza non solo in una celebrazione del passato, ma anche in un impegno per il futuro: continuare a costruire una sanità vicina alle persone, inclusiva e capace di non lasciare indietro nessuno.



