Di Michele Tanzi
Ci sono vittorie che durano una sera e vittorie che restano dentro per anni. Le promozioni conquistate dal Città di Castello Pallavolo, con le ragazze tornate in Serie B2 nazionale e i ragazzi capaci di conquistare la Serie B al termine di una finale playoff straordinaria, appartengono sicuramente alla seconda categoria.
Perché dietro a questi risultati non ci sono soltanto classifiche, set vinti o trofei da alzare al cielo. C’è una storia che parte da lontano. C’è una città che da oltre cinquant’anni vive la pallavolo come qualcosa che va ben oltre lo sport. C’è un legame che il tempo non è mai riuscito a spezzare.
Le immagini che ci hanno accompagnato in queste settimane raccontano tutto meglio di qualsiasi statistica. Le ragazze in festa dopo la promozione. I ragazzi che espugnano Foligno davanti a cinquecento tifosi biancorossi. Gli abbracci, le lacrime, i sorrisi, le famiglie sugli spalti e i bambini che guardano il campo sognando un giorno di essere lì. È in quei momenti che si comprende davvero il valore di quello che è stato costruito.
Per capire fino in fondo queste due promozioni bisogna ricordare da dove si è partiti. Non stiamo parlando di una realtà che ha cercato scorciatoie o risultati immediati. Al contrario. Il Città di Castello Pallavolo ha scelto la strada più difficile: quella del lavoro, della programmazione e della pazienza. Una strada fatta di allenamenti quotidiani, di sacrifici e di persone che hanno continuato a credere nel progetto anche quando sarebbe stato più semplice fare altro.
E forse l’aspetto più bello di questa storia è proprio questo. Molti dei protagonisti che oggi festeggiano avevano pensato di smettere. Alcuni si erano allontanati dalla pallavolo, altri avevano ricevuto proposte diverse, qualcuno aveva semplicemente scelto di dedicarsi ad altro. Poi però è successo qualcosa che nello sport non si può spiegare soltanto con la logica. È tornato a farsi sentire il richiamo della propria maglia, dei propri colori, della propria città.
Così tanti ragazzi e tante ragazze hanno deciso di rimettersi in gioco. Non per soldi. Non per fama. Non per ambizioni personali. Lo hanno fatto perché sentivano di appartenere a questa storia. Lo hanno fatto perché quei colori biancorossi rappresentavano una parte importante della loro vita.
È anche per questo che le promozioni conquistate quest’anno hanno un sapore speciale. Dietro ogni punto ci sono ore passate in palestra quando nessuno guardava. Dietro ogni vittoria ci sono dirigenti che lavorano lontano dai riflettori, allenatori che dedicano tempo e passione, famiglie che accompagnano figli e figlie ad allenarsi ogni giorno, volontari che rendono possibile tutto questo e tifosi che non hanno mai smesso di esserci.
La storia della pallavolo tifernate è fatta esattamente così. È una storia che ha regalato soddisfazioni enormi, che ha portato il nome di Città di Castello in tutta Italia e che ha fatto innamorare generazioni intere di questo sport. È una storia che ha conosciuto momenti straordinari ma anche periodi difficili. Eppure ogni volta questa città ha trovato il modo di rialzarsi.
Perché qui la pallavolo non è mai stata semplicemente una disciplina sportiva. È un pezzo di identità collettiva. È qualcosa che appartiene alla memoria di tante famiglie. Chiunque abbia vissuto anche solo una parte della storia del volley tifernate sa bene cosa significhi entrare in un palazzetto pieno, sentire il rumore dei tamburi, vedere il biancorosso sugli spalti e percepire quell’energia particolare che soltanto la pallavolo riesce a creare.
Le promozioni della squadra femminile e di quella maschile rappresentano oggi il punto più alto di un percorso costruito con intelligenza e lungimiranza. Sono la dimostrazione che il lavoro serio viene premiato. Sono il segnale che una piazza storica è tornata a occupare il posto che merita nel panorama regionale e nazionale.
Ma soprattutto sono una vittoria della passione. In un’epoca in cui spesso si guarda soltanto al risultato finale, questa storia ricorda che lo sport è ancora fatto di persone, sacrifici, appartenenza e sentimenti. È fatto di ragazzi e ragazze che scelgono di tornare a indossare una maglia perché quella maglia racconta chi sono. È fatto di una città che continua a riconoscersi nei valori dello sport.
L’Umbria ritrova così una delle protagoniste storiche della propria pallavolo. E Città di Castello ritrova qualcosa che in realtà non aveva mai perso davvero: la consapevolezza che questo sport fa parte della sua anima.
Le categorie si possono conquistare e perdere. I cicli sportivi iniziano e finiscono. I protagonisti cambiano. Ma ci sono legami che resistono al tempo.
Quello tra Città di Castello e la pallavolo è uno di questi.
Ed è probabilmente la vittoria più bella di tutte.



