CITTÀ DI CASTELLO – A quasi due mesi dalla sentenza del TAR dell’Umbria che ha annullato il piano di dimensionamento scolastico imposto dal Commissario ad acta, tutto sembra ancora fermo. A denunciarlo è Marco Mearelli, coordinatore di Uniti per Città di Castello, che torna sulla vicenda parlando di una situazione ormai difficile da comprendere, soprattutto con l’avvicinarsi del nuovo anno scolastico.
Secondo Mearelli, la sentenza del TAR non lascia spazio a interpretazioni. Il Commissario, infatti, avrebbe esercitato poteri che andavano oltre il mandato ricevuto. L’inadempimento della Regione riguardava esclusivamente la sospensione del piano regionale già approvato, in attesa del pronunciamento sul ricorso straordinario. Sarebbe quindi bastato rimuovere quella sospensione per rendere operativo il piano delle 130 autonomie scolastiche, nel quale Città di Castello non era interessata.
Il Commissario, invece, ha modificato le scelte della Regione, sostituendo Terni con Città di Castello senza un’adeguata istruttoria e senza tenere conto delle criticità che erano già state evidenziate. Proprio questo passaggio, ricorda Mearelli, ha portato il TAR ad annullare il provvedimento.
Per il coordinatore di Uniti per Città di Castello, dopo quella sentenza l’Ufficio scolastico regionale avrebbe dovuto semplicemente prenderne atto e adottare un nuovo decreto attuativo sulla base del piano regionale già esistente. «Non c’era nulla da riscrivere – sostiene Mearelli – ma soltanto da dare applicazione a quanto stabilito dai giudici». E invece, a distanza di settimane, tutto continua a essere fermo.
Nel frattempo resta aperta anche la questione della scuola Dante Alighieri, demolita ormai da tempo e ancora in attesa di essere ricostruita. Al suo posto c’è un cantiere fermo, mentre studenti, famiglie e personale scolastico si avvicinano all’inizio del nuovo anno senza certezze.
Per questo Uniti per Città di Castello chiede al Comune di attivarsi con tutti gli strumenti disponibili prima che la situazione diventi irreversibile. «Il tempo stringe – osserva Mearelli – e non possiamo permetterci di arrivare all’apertura delle scuole senza risposte.»
Da qui anche alcune domande rivolte alle istituzioni: come si può affrontare una riorganizzazione della rete scolastica senza aver prima garantito spazi adeguati? E come può reggere un nuovo assetto quando manca ancora l’edificio destinato ad accogliere gli studenti?
Per Uniti per Città di Castello è arrivato il momento di passare dalle parole ai fatti. Servono il rispetto delle decisioni della magistratura, una programmazione chiara e tempi certi per la ricostruzione della scuola, mettendo finalmente al centro gli interessi degli studenti, delle famiglie e dell’intera comunità scolastica.



