“Bentornato, Raffaello”: lo Stendardo torna a Città di Castello dopo il restauro e la mostra al MET

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Lo Stendardo della Santissima Trinità di Raffaello torna finalmente nella sua casa. Dopo il restauro eseguito dall’Istituto Centrale per il Restauro di Roma e l’esposizione al Metropolitan Museum of Art di New York nella mostra dedicata al maestro urbinate, l’opera sarà nuovamente visibile alla Pinacoteca comunale di Città di Castello.

L’appuntamento è fissato per lunedì 13 luglio. Dalle 18.30 si terrà il momento istituzionale di accoglienza dell’opera restaurata, mentre dalle 21.00 sarà possibile visitare gratuitamente la Sala Raffaello, dove lo Stendardo tornerà ad essere esposto.

«Con il ritorno dello Stendardo si conclude un’importante operazione di valorizzazione culturale che ha portato Città di Castello al centro di un grande evento internazionale come la mostra del MET dedicata a Raffaello», sottolineano il sindaco Luca Secondi e l’assessore alla Cultura Michela Botteghi. Un percorso reso possibile dalla collaborazione tra Comune, Ministero della Cultura, Soprintendenza, Istituto Centrale per il Restauro e Metropolitan Museum.

Il restauro non ha restituito soltanto una maggiore leggibilità dell’opera, ma ha aperto anche nuovi scenari sul piano storico e scientifico. Le analisi condotte durante l’intervento, infatti, fanno emergere l’ipotesi di una retrodatazione al 1499, anticipando la realizzazione dello Stendardo rispetto alla celebre Pala Baronci.

Se questa nuova interpretazione dovesse essere confermata dagli studi in corso, lo Stendardo della Santissima Trinità potrebbe rappresentare la prima opera autografa di Raffaello, un’ipotesi destinata ad avere un grande rilievo per gli studiosi e per la storia dell’arte.

Commissionato dalla Confraternita della Santissima Trinità alla fine dell’epidemia di peste che colpì Città di Castello nel 1499, il gonfalone processionale è composto da due tele: su un lato è raffigurata la Trinità con i santi Sebastiano e Rocco, sull’altro la Creazione di Eva. Dell’opera si conservano anche due disegni preparatori custoditi rispettivamente all’Ashmolean Museum di Oxford e al British Museum di Londra.

Per la città si tratta di un ritorno dal forte valore simbolico oltre che culturale. Dopo essere stato ammirato da migliaia di visitatori a New York, uno dei capolavori più rappresentativi della Pinacoteca comunale torna a disposizione del pubblico, arricchito da nuove conoscenze che potrebbero riscrivere un capitolo delle origini artistiche del genio di Urbino.

Nei prossimi mesi il lavoro proseguirà con un appuntamento dedicato alla presentazione del restauro e delle nuove ricerche, accompagnato da una pubblicazione scientifica attualmente in fase di preparazione.

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